Come viene coltivato e raccolto il tè?

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Opinione scritta da: Redazione 16:25:18 22-12-2010

Le piante del tè possono crescere all’interno di vivai e poi venire trapiantate in terra dopo 6 mesi oppure essere prodotte per propaggine in modo che siano selezionate le più produttive e resistenti.
La loro crescita varia a seconda della zona climatica e la raccolta avviene dopo 3-5 anni dalla messa a terra.

Il tè è una pianta sempreverde della famiglia delle Dicotiledoni che si suddivide in due specie: la sinensis e la assamica, ma ne esistono circa 3.000 qualità differenti.
La Camellia Sinensis raggiunge i 3-4 metri di altezza e non teme le temperature basse, ha foglie aghiformi lunghe circa 6 centimetri e può vivere anche 100 anni. Da essa si ricavano i tè verdi, bianchi e rossi
La Camellia Assamica è più grande ed arriva ai 15 metri di altezza, mentre le sue foglie possono essere di 35 centimetri. Vive però solo 40 anni e produce il tè nero.
Le foglie del tè sono di colore verde scuro mentre i fiori sono bianchi ed hanno dai 5 ai 7 petali.

Per crescere la pianta del tè necessita di molta acqua ed anche se resiste a diverse altitudini le specie migliori sono quelle coltivate attorno ai 1.200 metri.
Nelle piantagione le piante sono mantenute a circa 1,5 metri di altezza per facilitare la raccolta.
La qualità del tè dipende da molti fattori come l’umidità, l’esposizione ai raggi del sole, i metodi di raccolta e la qualità del terreno.

Le foglie più pregiate del tè provengono dalla parte terminale ovvero sono i germogli, orange e pekoe, costituiti da due piccole foglie aperte che contengono una gemma chiusa che si chiama tips. La terza foglia meno pregiata si chiama souchon.
Il processo di lavorazione varia a seconda dei Paesi ed in genere, in India, il maggiore produttore mondiale col 30% di tè nero, Kenya o Sri Lanka, una volta raccolto il tè viene steso su ripiani in modo che appassisca e perda umidità così che si possa arrotolare. Dopo inizia il processo di fermentazione che fornisce l’aroma caratteristico e lo fa diventare tè nero, ovvero fermentato, tè verde, cioè quello non fermentato, e tè Oolong, il tè semifermentato.
Per fermare quello processo nel momento giusto vengono utilizzati dei getti d’aria calda e secca ed inizia poi l’essiccazione.
Il processo finale di produzione permette di ottenere il tè a foglia intera, sminuzzata, detto anche broken, e quello in polvere, ovvero fanning e dust.
Accanto a questo metodo tradizionale di produzione dallo scorso secolo si è iniziato ad usare il CTC, un metodo industriale che velocizza le varie fasi ma permette di ottenere solo tè a foglie intere o sminuzzate.

Il tè cinese, dove viene coltivato soprattutto per il fabbisogno interno, invece viene distinto non in base alla foglia ma al periodo di raccolta, alla regione ed alla tecnica di trasformazione. Quello giapponese, che è solo tè verde, viene classificato secondo la foglia e la tecnica di lavorazione.

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