L uso dell’aspirina pu ò aiutare a ridurre i decessi?

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Opinione scritta da: Redazione 8:00:29 17-12-2010

“Aspirina” è il nome commerciale dell’Acido Acetilsalicilico, principio attivo appartenente alla categoria dei Farmaci Antiinfiammatori Non Steroidei (indicati con l’acronimo FANS) e come tale largamente utilizzato per la sua attività antiinfiammatoria, analgesica e antipiretica che si esplica ad una dose pari a 400-500 mg per ogni somministrazione.
Il suo uso in campo terapeutico non si limita però a questo.
A basse dosi, pari mediamente a 100 mg al giorno, rivela infatti un’aggiuntiva azione antiaggregante piastrinica che determina una maggiore fluidità del sangue, particolarmente utile:
- nella prevenzione sia primaria che secondaria (fase cronica) e nel trattamento (fase acuta) di patologie cardiache e vascolari, quali infarto al miocardio, angina pectoris, attacchi ischemici transitori (TIA) e ictus cerebrali, anche nei soggetti con più fattori di rischio;
- nella prevenzione dell’eventuale successiva occlusione dei vasi nei pazienti sottoposti ad interventi di bypass e di angioplastica.
Ma, in concreto, come si esplica questa importante seconda (ma non secondaria) funzione?
L’Acido Acetilsalicilico provoca l’acetilazione e la conseguente inibizione irreversibile della Cicloossigenasi Piastrinica, enzima responsabile della trasformazione dell’Acido Arachidonico (acido grasso normalmente presente nelle membrane cellulari) in Trombossano A2.
Il Trombossano A2, sintetizzato all’interno delle piastrine e successivamente liberato in sede del coagulo, provoca aggregazione piastrinica e vasocostrizione (che determina ulteriore aggregazione piastrinica), quindi diminuirne la quantità mediante l’inibizione dell’enzima responsabile della sua formazione determina un’azione antitrombotica e un sicuro vantaggio nella prevenzione e nella cura di patologie cardiache e vascolari.
L’irreversibilità dell’azione è data dal fatto che le piastrine sono prive di nucleo e quindi sono incapaci di sintetizzare nuovamente l’enzima: occorre quindi aspettare la sintesi di nuove piastrine per ripristinare la situazione iniziale e l’azione del farmaco si protrae nel tempo.
La riduzione della dose necessaria per ottenere l’azione antiaggregante piastrinica, rispetto a quella necessaria per ottenere l’azione antiinfiammatoria, analgesica e antipiretica permette una riduzione anche degli effetti collaterali ed un aumento della tollerabilità individuale, aspetto importante, visto che l’assunzione si estende per lunghi periodi (di solito anche per tutta la vita del paziente).
La gastrolesività è certamente l’effetto collaterale più noto: bisogna prestare particolare attenzione in caso di ulcere o di altri problemi pregressi e non ed intervenire prontamente con un gastroprotettore, se la situazione lo richiede.
E’ sempre comunque preferibile l’assunzione a stomaco pieno per limitare i danni a questo livello.
Maggiore è anche rischio di emorragie, insito nel meccanismo d’azione, pertanto può essere consigliabile sospendere la terapia in caso di intervento chirurgico programmato, sospensione che deve avvenire sotto stretto controllo del medico, proprio per il conseguente aumento del rischio cardiovascolare.
Diffusa è anche l’allergia a questo principio attivo che obbliga ovviamente a scegliere terapie alternative.
Concludendo, possiamo certamente affermare che l’Acido Acetilsalicilico per la sua azione a livello piastrinico gioca un ruolo importante nella diminuzione del numero di decessi e delle invalidità causate da patologie cardiache e vascolari (fatto documentato da numerosi studi ed evidenze cliniche).

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