Come superare le fobie?

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Opinione scritta da: Redazione 15:37:31 30-12-2010

La parola “fobia” , che nella lingua greca da cui deriva significa “paura”, fa riferimento in psichiatria ad un fenomeno patologico in presenza del quale un soggetto non riesce ad attuare un determinato comportamento o a tollerare una determinata situazione.
Nel linguaggio comune, il campo della parola “fobia” si è esteso ad indicare una serie svariata di difficoltà che molte persone incontrano nella propria vita quotidiana, che pur non avendo bisogno necessariamente dell’intervento specialistico dello psicologo o dello psichiatra, richiedono tuttavia l’impiego di strategie funzionali, senza le quali la qualità della vita dei soggetti fobici peggiora sensibilmente.
Prima però di addentrarci nell’esame di alcune di queste possibili strategie va considerato che spesso il termine “fobia” viene impiegato, forse un po’ superficialmente come sinonimo di “fastidio”. In questi casi l’unica strategia da suggerire è di ordine per così dire “linguistico”: basta chiamare le cose col proprio nome – disagio, fastidio, ecc. – e la difficoltà scomparirà da sola fra le mille da affrontare nel tran tran del giorno dopo giorno.
Concentriamoci allora su quelle situazioni che, come abbiamo già detto, non costituiscono delle patologie vere e proprie ma comportano serie difficoltà.
Pensiamo ad esempio alla claustrofobia, cioè alla paura dei luoghi chiusi e piccoli, come può essere la cabina di un ascensore, soprattutto se affollata o un autobus nell’ora di punta. A ben pensarci, claustrofobia o meno, la situazione non fa piacere a nessuno. C’è però che si innervosisce di più e rischia di dare in escandescenze se la situazione si prolunga, ad esempio a causa di un guasto o di un ingorgo.
La più banale delle soluzioni è quella di evitare la situazione, vale a dire non prendere l’ascensore né l’autobus, nei casi in cui sia possibile fare a piedi il percorso; negli altri casi è consigliabile fare un percorso misto, in parte a scale o a piedi e in parte in ascensore o in autobus.
L’esempio della claustrofobia lo vogliamo usare qui come modello delle soluzioni che proponiamo. Come prima cosa suggeriamo di non negare il problema, ma di ammetterlo francamente con se stessi, pur cercando di non ingigantirlo
Secondo passo: evitare di affrontarlo quando c’è un alternativa praticabile, senza cercare inutili eroismi; terzo e più determinante consiglio: spezzettare il problema in tanti problemini più semplici, o semplicemente di più breve durata Per continuare col nostro esempio: resistere per tre o quattro piani e farne altrettanti a piedi sarà meno difficile che affrontare otto piani in ascensore.
Se poi siete portati all’ottimismo potrete vedere anche gli aspetti positivi delle vostre fobie: è noto a tutti che il moto fa bene.
In sintesi, anche se non tutte le fobie sono riconducibili alla nostra esemplificazione ( e semplificazione) pensiamo che sia possibile quasi sempre scomporre il problema in problemi più semplici. Con buona probabilità queste parziali vittorie sulla nostra difficoltà ci renderanno più forti e forse – a sorpresa- potrebbero consentirci di liberarci dalla nostra fobia.

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