Quanti sono i canti dell’inferno?

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Opinione scritta da: Redazione 15:18:54 04-02-2011

Con l’Inferno siamo nell’ambito della Divina Commedia di Dante Alighieri, il poeta per eccellenza o il sommo Poeta, di cui il mondo intero tesse le lodi.
L’opera che Dante scrive, immaginando un percorso di purificazione della sua anima in difficoltà, riporta i problemi dell’intera umanità contemporanea al poeta e caduta in basso per essere stata abbandonata a se stessa dal Papato e dall’Impero.

La Divina Commedia va classificata come un poema didattico e allegorico a un tempo, che si sviluppa in cento canti (trentatré canti per ciascuna cantica, in più la prima cantica, l’ Inferno, ha un canto introduttivo, quindi trentaquattro) in cui il Poeta intraprende il suo viaggio immaginario che ha inizio l’8 aprile del 1300 e dura sette giorni.
Il viaggio avviene con l’attraversamento dell’Inferno prima, del Purgatorio poi, sino a giungere al Paradiso, in un percorso attraverso le sofferenze del mondo, per giungere infine alla redenzione nel Paradiso.

I CANTI dell’INFERNO

Dante immagina di essersi smarrito nella “selva oscura” del peccato

“Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita.”

e che, cercando di venirne fuori, si trova il cammino sbarrato da tre fiere che rappresentano la lussuria, la superbia e l’avarizia.
Mentre è smarrito per la paura, incontra Virgilio il quale gli dice che è opportuno che intraprenda una strada diversa, seguendo il regno degli inferi, poi il Purgatorio e infine il Paradiso, dove egli lo affiderà ad altra guida, dato che non è battezzato.
Virgilio comunica a Dante di essere stato inviato da Beatrice (la donna angelica da lui cantata e idealizzata), per soccorrerlo e guidarlo verso la salvezza…

Attraverso i canti si snoda un percorso organizzato da Dante con uno schema preciso che ipotizza una divisione in nove cerchi dove sono distribuiti i dannati per le colpe di cui si sono macchiati in vita.
Proprio a ragione di queste colpe sono costretti a sottostare alle relative pene, comminate in base alla legge del “contrappasso”, per la quale le sofferenze da subire sono contrapposte o simili al peccato commesso.

Passati oltre la porta che conduce all’Inferno

“Per me si va ne la città dolente,”

i due intraprendono la discesa nell’inferno in quei cerchi dove sono rappresentate le varie categorie di dannati che Dante immagina di incontrare nel suo procedere sotto la guida rassicurante di Virgilio.
E l’inferno Dante lo immagina come un enorme imbuto che ha dislocati i vari dannati lungo le pareti che via via si restringono, sino all’ultimo tratto, la “natural burella”, dove era finito Lucifero, l’angelo ribelle che Dio aveva fatto precipitare dal cielo.
Via via che avanza nei versi dei vari canti, si presentano le anime di coloro che in vita hanno peccato: gli ignavi, i lussuriosi, i golosi, gli eretici, i violenti contro il prossimo, i suicidi, i violenti contro Dio e la natura, gli ipocriti, i ladri, i consiglieri fraudolenti, i seminatori di discordia, i traditori della patria…

Nel XXXIV canto infine Virgilio preannuncia l’incontro con Lucifero e Dante rischia l’infarto, vedendolo.

Arrampicandosi proprio sui suoi peli, passeranno al Purgatorio.

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