Quali sono le opere principali di Alessandro Manzoni?

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Opinione scritta da: Redazione 14:53:30 04-02-2011

Per Alessandro Manzoni, che a ragione occupa uno spazio importante nella storia della letteratura italiana relativa all’800, la prima considerazione che si può fare è quella relativa al poeta romanziere per il suo “I promessi sposi”.

I PROMESSI SPOSI
Non c’è italiano che non conosca quest’opera e c’è da dire che da sempre, nella scuola, fa parte dei programmi di studio, spesso con la lettura dell’opera completa nel corso dell’anno scolastico.
Pur essendo un’opera in prosa, racchiude pagine di grande poesia mandate spesso a memoria per la loro bellezza. Una per tutte l’ “addio ai monti”, con una Lucia costretta dai prepotenti a lasciare la sua terra e un commentatore come Manzoni che in un certo modo ci anticipa il lieto fine, quando passa alla considerazione che il Signore “non turba mai la gioia de’ suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande”.
Tutti poi, leggendo il romanzo, abbiamo seguito le disavventure della povera Lucia insidiata nella sua virtù per una scommessa e ci siamo indignati dinanzi alla paura di Don Abbondio minacciato dai due Bravi, due mafiosi diremmo oggi, e abbiamo gioito per la conversione dell’Innominato, condividendo lo stato d’animo dei personaggi, sino alla conclusione cristiana, come “il sugo di tutta la storia”, che i guai “quando vengono, o per colpa o senza colpa, la fiducia in Dio li raddolcisce e li rende utili per una vita migliore”: è la “provvida sventura” del Manzoni.

INNI SACRI
L’idea era quella di scriverne dodici, per celebrare i dodici apostoli e le più importanti festività della Chiesa cattolica, ma solo cinque videro la luce.
I primi quattro, la “Resurrezione”, l “Nome di Maria”, il “Natale”, la “Passione” furono composti tra il 1812 e il 1815, infine la “Pentecoste” tra il 1817 e il 1822.
Gli Inni sacri rappresentano la glorificazione del sacrificio di Cristo con la sua missione per cui scese in terra a redimere l’umanità condannata dal peccato del primo uomo. Se nei primi quattro inni la celebrazione appare spesso costruita e poco spontanea, con momenti descrittivi e narrativi, in cui la vera poesia stenta a farsi strada, nella Pentecoste invece Manzoni raggiunge l’apice del lirismo esaltando lo Spirito Santo che scende sulla terra, tra gli uomini e li solleva dalla miseria in cui sono precipitati. E’ qui che la poesia manzoniana si rivela nella sua preghiera piena di speranza per le sorti dell’uomo e nella convinzione di una Provvidenza che interviene per sollevare chi ha tanto subito.

IL CINQUE MAGGIO
L’ode fu scritta nel 1821 (luglio), dopo la morte di Napoleone, quando Manzoni ebbe la notizia che l’eroe, prima di morire, aveva chiesto i Sacramenti, concludendo a cristiano il suo percorso terreno.
Il poeta ne fu colpito e volle celebrare l’eroe simbolo della miseria umana, anche dopo una vita ricca di gloria che non lasciava certo prevedere la sconfitta e la caduta in disgrazia. E l’interrogativo finale “fu vera gloria?” ci lascia a riflettere sulle vicende umane e sull’uomo che si affanna inutilmente nel corso della sua breve vita.

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