Qual’è il significato del Natale?

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Opinione scritta da: Redazione 22:12:55 06-12-2010

Suppongo che il sigificato del Natale sia in continuo mutamento e c’è da augurarsi che prima o poi subirà un ulteriore cambiamento. Per arrivare a comprendere l’attuale accezione di questa festività, forse è utile tornare al passato. Nessuno può negare che la data esatta della nascita di Gesù non sia conosciuta. Il Natale, festa della venuta al mondo del Salvatore, è stato istituito in epoca romana come contrapposizione al solstizio d’inverno, o al giorno natalizio dell’invincibile Sole, celebrazioni pagane che inneggiavano l’avvento della luce, ma di certo in modo molto più “profano”. Ciò non toglie che, con il tempo, il Natale sia diventato un momento fortemente spirituale, ricco di messaggi di pace, amore, compassione… e tutto il battaglione di buoni sentimenti che durante il resto dell’anno paiono sopiti. Lontani dai fuochi accesi per omaggiare il dio Dioniso, si accesero candele e la festa diventò un pretesto per ritrovare gli affetti familiari e amicali. Ma un’ulteriore trasformazione è avvenuta in tempi più recenti. Prendendo spunto dal racconto dei Magi che recano doni al neonato, e qui il nesso comincia a sfuggire, si è iniziato a dare e ricevere regali… sempre più ricchi, sempre più costosi, fino a fare del Natale un business dilagante in buona parte del mondo. Ne consegue che, ad oggi, per molti questa festa ha perso il lato spirituale e umanitario per diventare una sorta di forzatura che forse solo i bambini attendono con trepidazione. Sospetto che la celebrazione del Solstizio d’Inverno avesse una connotazione più profonda, una maggiore capacità aggregante del Natale dei giorni nostri: traffico intasato, file nei negozi, busta paga che scompare nel giro di una settimana, cenoni e pranzi che pretendono estenuanti preparazioni, persone attorno a un tavolo che fiiscono per incontrarsi una volta l’anno (e non sempre con risultati entusiasmanti). Sembro cinica? Forse lo sono. Ma aspirerei a ritrovare nel Natale quel barlume di serenità e umanità che riusciva a conquistare anche persone di altre relioni o non credenti. Mi piacerebbe che il messaggio di questa festa, pur ammettendo la pratica del donare, fosse di fratellanza e di compassione verso chi può solo ricevere. Non una gara al regalo più prezioso (nel senso di più costoso) ma un momento di riflessione che possa portare ad una sana e genuina generosità, senza pretendere nulla in cambio. Gesù era un bimbo nato in una famiglia modesta, certo portava la luce a tutti gli uomimi, ma l’oro, l’incenso e la mirra non gli furono donati per contraccambiare il regalo. Forse dovremmo tornare al passato, quando con vera gioia si andava nelle case vicine a portare manicaretti confezionati in casa con grande semplicità. Forse dovremmo fermarci davanti a chi ha bisogno e donare a loro… magari anche solo un po’ di attenzione e di tempo.

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