Le nanoparticelle potrebbero in futuro rigenerare la cartilagine articolare danneggiata?

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Opinione scritta da: Redazione 17:37:57 07-12-2010

A sentire parlare di nanoparticelle e nanotecnologia, sembra quasi di trovarsi in un racconto di Isaac Asimov, ma non è così, è la realtà.
La nanotecnologia è quel ramo della scienza combinata con la tecnologia, che si occupa di studiare e controllare la materia su scale inferiori al micrometro, realizzando quindi disositivi appositi per queste dimensioni indescrivibilmente piccole.
Sostanzialmente, attraverso la nanotecnologia, è possibile plasmare la materia a livello molecolare e atomico. Le nanoparticelle, dunque, sono quegli aggregati atomici o molecolari con un diametro compreso circa fra 2 e 200 nm.
Grazie a questo ramo della scienza/tecnologia, sembra che, si stia studiando il modo per arrivare proprio a ricostruire porzioni di cuore, rigenerare il tessuto osseo e la cartilagine articolare. Il 28 Ottobre di quest’anno si è conclusa a Milano la Biotech, una conferenza internazionale sulla biotecnologia, incentrata proprio su queste tematiche. Il dibattito è acceso; in un campo complesso come questo si procede molto lentamente, forse purtroppo più lentamente di come gli specialisti si sarebbero aspettati in oltre dieci anni di ricerca costante e intensa. Le iniezione di cellule staminali in organi malati, infatti, si sono rivelate meno fruttuose di quanto ci si aspettasse, poichè le cellule staminali sono altamente difficili da gestire. Si è giunti, dunque, a nuove e interessanti scoperte che vedrebbero la possibilità concreta di creare in laboratorio vere e proprie porzioni di tessuto da inserire per riparare organi o cartilagini articolari o tessuti ossei danneggiati.
Questo particolare settore di applicazione di questa scienza/tecnologia viene chiamato Tecnologia dei tessuti.
La possibilità di rigenerare la cartilagine articolare danneggiata non è quindi solo un sogno lontano, ma è al contrario una possibilità concreta in grado di garantirne la rigenerazione grazie ad un tessuto con proprietà biomeccaniche e morfologiche pressochè identiche al tessuto sano naturale. Più che a riparare quindi, si pensa proprio a rigenerare. La nanomedicina è in grado di formulare teorie ai limiti del futuristico arrivando a pronosticare addirittura un prolugamento della durata della vita dell’uomo, un miglioramento qualitativo, la riduzione di molte malattie, grazie all’introduzione nel corpo umano di queste macchine di dimensioni infinitamente piccole e in grado di riparare i tessuti danneggiati, proprio a livello molecolare.
Anche se attualmente non è ancora possibile godere dei benefici di questa meravigliosa scienza/tecnologia, gli esperti e gli illuminati di questo settore ci garantiscono che tra non molto essa diventerà concretamente una soluzione a molti di quei problemi, legati a malattie e probemi fisici, traumi, incidenti ,etc, che condizionano in negativo la nostra vita e che ci appaiono come quasi insolvibili, per mezzo delle conoscenze fin’ora messe in atto. Certo è che un po’ di scetticismo rimane sempre,anche se la prospetiva della nanotecnolgia e della nanoscenza sembra davvero dietro l’angolo.

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