Le lampade abbronzanti sono dannose?

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Opinione scritta da: Redazione 13:58:15 26-12-2010

Quello di ricorrere a lampade abbronzanti in inverno o anche nei primi mesi estivi, prima dell’abbronzatura naturale, è un fenomeno sempre più comune. La lampada o doccia solare dà alla pelle un colorito dorato che aiuta prima dell’esposizione al sole, evitando il pallore cadaverico nella stagione invernale e le ustioni estive in un’esposizione intensa o affrettata.
Come capire però se quest’abbronzatura è dannosa oppure no?
Le lampade abbronzanti emettono i raggi UVA, gli stessi del sole. Come nell’esposizione naturale, la moderata acquisizione di questi raggi è utile, perché garantisce la sintesi della vitamina D, necessaria a fissare il calcio nelle ossa. Le lampade utilizzate nei centri estetici e nei solarium, hanno una diversa struttura, che tenta di a prevenire danni alla pelle, ma non sempre ci riescono.
È indispensabile infatti che la lampada abbia un sistema di filtraggio, perché altrimenti rischierebbe di far passare tutti i raggi ultravioletti, con un risultato dannosissimo per la pelle: si va da una comune secchezza e invecchiamento precoce ai casi limite di melanoma. I filtri utilizzati, generalmente quelli blu al cobalto, permettono di ridurre l’intensità troppo luminosa dei raggi, che risultano dannosi per gli occhi, e del calore che arriva al corpo. I tempi di una seduta nel solarium sono dilatati dal fatto che la lampada deve raggiungere una certa temperatura per avere delle prestazioni ottimali. In genere la temperatura è tra i 600 e gli 800 gradi. I sistemi applicabili alle lampade oggi esistenti sono quelli dell’abbronzatura ad alta pressione e quelli dell’abbronzatura a bassa pressione. La prima porta ad avere un’abbronzatura immediata e intensa ma meno duratura nel tempo; per la seconda è invece il contrario, e l’abbronzatura, luminosa ma appena accennata, si manifesta dopo qualche giorno dalla lampada.
Il parere degli esperti sugli effetti benefici di tutti i tipi lampade UVA è oggi discordante, se si eccettuano i casi di dermatite come vitiligine e psoriasi, che sembrano beneficiare del trattamento, grazie alla produzione di vitamina D (che in questi casi è carente) prodotta artificialmente. Le ricerche mediche in tal senso sembrano mostrare che l’insorgere dei melanomi in giovane età sia maggiore nelle persone che hanno in passato fatto un uso costante di lampade abbronzanti.
L’esposizione a radiazioni artificiali, infatti, nonostante tutti gli accorgimenti richiesti (e nonostante sia tutelata da una legge nazionale che disciplina l’attività del centro estetico) pare aumenti del 75% il rischio dei tumori della pelle. Venti studi epidemiologici realizzati in nove Paesi hanno dimostrato che la percentuale citata è raggiunta soprattutto quando il trattamento estetico inizia al di sotto dei trent’anni.
È sconsigliato quindi ricorrere alle lampade, o è necessario limitare l’uso al minimo, usando le seguenti precauzioni: fare sempre una visita dermatologica preventiva, usare comunque una protezione, esporsi in maniera graduale, evitare l’esposizione se si assumono farmaci come i cortisonici e la pillola anticoncezionale, ma soprattutto rivolgersi a professionisti con macchinari sicuri e brevettati.

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