Laurea triennale: come sfruttarla ed entrare nel mondo del lavoro?

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Opinione scritta da: Redazione 20:11:23 28-11-2010

Negli ultimi dieci anni (o forse anche quindici), la vita dei neolaureati è profondamente cambiata: maggiori difficoltà nel trovare lavoro, la necessità di accettare mansioni a tempo determinato, e retribuzioni di infimo livello. Problematiche che, se possibile, si acuiscono nel momento in cui si decide di interrompere gli studi dopo aver conseguito la laurea triennale. Partendo da questi presupposti, come utilizzare questo titolo di studio? In realtà esistono diverse possibilità per ottenere un buon posto di lavoro, anche senza conseguire la laurea magistrale. Una distinzione però è doverosa: bisogna distinguere infatti tra le lauree ad indirizzo scientifico e quelle ad indirizzo umanistico. Nel primo caso, infatti, è innegabile che le opportunità siano numericamente superiori: in particolare molte aziende, specie nel Settentrione d’Italia ricercano neolaureati, specie se giovani e con un buon voto di laurea, in discipline scientifiche. Brillanti laureati in ingegneria, informatica, fisica, non avranno troppe difficoltà a trovare lavoro, specie se disponibili al trasferimento. Naturalmente rispetto a coloro i quali posseggono nel proprio curriculum una laurea magistrale, i laureati alla triennale dovranno accontentarsi di posizioni di minore prestigio e responsabilità.
La situazione è più complessa per coloro i quali conseguono la “triennale” in discipline umanistiche: in questi casi infatti, le possibilità di inserimento nel mondo del lavoro sono tutto sommato piuttosto limitate. Le lauree triennali in Giurisprudenza (Scienze Giuridiche), non consentivano in alcun modo di accedere alla professione di avvocato, sbocco quasi naturale per chi sceglie di intraprendere tale percorso di studi. Per questo motivo, per ciò che concerne la facoltà di giurisprudenza, la riforma 3+2 è stata fortunatamente bandita. Anche le lauree triennali in Scienze Politiche, Filosofia, Lettere, Sociologia lasciano purtroppo pochissime opportunità di lavoro. Il consiglio per chi possiede questi titoli ( e chi vi scrive rientra in questa categoria) è, se proprio non si vogliono o non si possono proseguire gli studi, quello di di tentare la strada dei concorsi pubblici, che sempre più raramente le amministrazioni pubbliche propongono. Solitamente infatti tra i requisiti per accedere ai concorsi, la laurea triennale è sufficiente. Molte più opportunità per i laureati in Economia, la più “scientifica” delle discipline umanistiche. In tal caso vale il discorso fatto per gli ingegneri: il lavoro non dovrebbe tardare ad arrivare. In linea generale la consapevolezza che tutti i laureati che decidono di non completare i propri studi devono necessariamente mantenere, è quella che purtroppo se il 3 non viene completato dal + 2, per quanto riguarda i lavori di spessore (che peraltro nel nostro paese vengono occupati sempre da persono avanti con gli anni) le porte resteranno sempre socchiuse.

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