Il diabete può aumentare il rischio di attacco cardiaco?

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Opinione scritta da: Redazione 16:24:10 06-01-2011

Negli ultimi tre decenni, varie ricerche ben controllate a lungo termine hanno identificato alcuni “fattori di rischio cardiaco”, ciò significa che un soggetto che presenta qualcuno di questi fattori è più soggetto a coronapatia. In un soggetto di questo tipo, riducendo i fattori di rischio dovrebbe diminuire la probabilità che si manifesti un infarto.
I fattori di rischio cardiaco comprendono:

* L’ereditarietà
* Il fumo di sigarette
* L’ipertensione
* L’iperlipidemia
* L’obesità
* L’età
* I fattori culturali
* I fattori ormonali
* Il sesso
* Le alterazioni elettrocardiografiche
* Lo stress psicologico
* Il diabete mellito

Il diabeto mellito definito anche diabete zuccherino, è una patologia che assume aspetti cronicizzanti ed è caratterizzato da iperglicemia ossia da alti valori di zucchero presenti nel sangue (glicosuria).
Esistono due tipi di diabete mellito, il diabete di tipo 1 o insulino dipendente e il diabete di tipo 2 non insulino dipendente.
Nel diabete di tipo 1 i sintomi si presentano improvvisamente, i livelli di insulina hanno dei valori notevolmente ridotti e si prospetta la necessità di somministrare l’insulina per tutta la vita.
Nel diabete di tipo 2 i sintomi si manifestano gradualmente tanto che non si sente la necessità di somministrare, sin da subito, insulina.

Tuttavia sia nel caso del diabete di tipo 1 che in quello di tipo 2 è presente un’alta incidenza di malattie cardiovascolari e conseguente morte prematura.
In entrambi i tipi di diabete mellito sono proprio gli eccessi di glucosio nel sangue che sono la causa delle alterazioni di quelli che vengono definiti ” organi bersaglio ” tra cui rientrano i vasi soprattutto coronarici.
I soggetti di sesso maschile con ridotta tolleranza al glucosio hanno, rispetto a soggetti sani, il 50% di probabilità in più di contrarre cardipatie coronariche, mentre nelle donne il rischio i rischi sono due volte maggiori.

ESPERIENZE PERSONALI: In famiglia un soggetto maschio di 62 anni affetto da diabete mellito di tipo 1, non insulinio dipendente e da obesità è stato colpito da infarto miocardico.
Dopo la degenza operatoria il soggetto è stato sottoposto a un programma nutrizionale finalizzato alla perdita di peso.
In circa 8 settimane il paziente ha perso 8 Kg, la dieta ipocalorica a basso contenuto di sodio e con supplemento proteico ha permesso di conseguire una riduzione della pressione arteriosa pari a 15 mmHg; la riduzione di peso è attualmente perseguita attraverso un programma di mantenimento che ha permesso di ridurre i livelli plasmatici delle lipoproteine.
I livelli glicemici si sono riportati entro valori normali, il soggetto è stato sottoposto anche ad un test eseguito sul sangue per misurare l’emoglobina glicata che ha permesso di verificare l’efficacia del controllo glicemico tre mesi prima del prelievo del sangue.
Il soggetto è stato sottoposto anche a un programma di riabilitazione cardiaca e fisica graduata consistente in esercizi fisioterapici.

SVANTAGGI: Necessità di seguire la dieta prescritta per evitare un aumento di peso, la riduzione dei livelli di insulina e il conseguente rischio di attacchi cardiaci.

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