Gli Omega 3 possono essere un trattamento per l’ictus ischemico?

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Opinione scritta da: Redazione 21:19:08 30-11-2010

L’ictus è forse una delle patologie più brutte che colpisce quotidianamente migliaia e migliaia di persone in tutto il mondo. In particolare viene definito ictus o infarto un ammasso di colesterolo o altre sostanze che formano un trombo che colpisce le pareti arteriose oppure ventricoli ed atrii del cuore. Ma l’ictus può arrivare anche al cervello. Di solito quando l’infarto colpisce il cervello le probabilità di non sopravvivere sono più elevate rispetto ad un infarto che colpisce il cuore o una qualsiasi altra parte del corpo. Tuttavia prevenzione e sensibilità al problema dovrebbero ridimensionare il rischio per ognuno di noi. E’ evidente che chi non pratica sport è il primo ad essere sottoposto al rischio di infarto ma anche le persone in sovrappeso e sedentarie come è risaputo; Soffrono di questo problema anche le persone che soffrono di ipertensione arteriosa, i diabetici affetti da diabete mellito, chi è affetto da ipertrofia ventricolare sinistra e chi fuma e beve in quantità eccessive (ovviamente!). Ma una persona colpita da ictus o infarto come si può curare? E come può tutelarsi in modo da ridurre le probabilità di un nuovo infarto? La tecnologia è sempre al servizio dell’uomo ed ecco che scendono in campo per noi le scoperte scientifiche in campo medico. Annoveriamo tra queste la trombolisi, una tecnica medica che viene applicata per le prime tre ore (se il malato viene curato in tempo) dopo l’infarto. Mediante l’endovena viene somministrato al malato un farmaco (l’r-tpa cioè l’attivatore ricombinante di tessuti plasmogeni). Successivamente ma anche per casi più gravi ed acuti viene prescritta al malato l’aspirina che, come è ben noto, è un ottimo anticoagulante nel senso che impedisce alle piastrine di aggregarsi e al sangue di coagularsi. Ma queste sono solo le tecniche mediche utilizzate nei centri ospedalieri ed è bene sapere che esistono altri modi per prevenire e curarsi prima e dopo un infarto. Chi fuma e chi beve intanto è invitato a smettere gradualmente di cedere a questi vizi dannosi per la salute e per il portafoglio. E’ bene poi praticare almeno dodici minuti di attività fisica al giorno ed eliminare i grassi animali dalla propria dieta. Gli omega-3 è vero che sono dei grassi ma sono sono degli acidi grassi polinsaturi (chimicamente sono formati da doppi legami). Ebbene gli omega-3 favoriscono un miglioramento immediato della memoria prima di tutto e si è scoperto negli anni recenti che aiutano l’organismo a combattere il rischio di infarti: in particolare gli omega-3 abbassano il livello di colesterolo nell’organismo e facilitano la normale fruizione della pressione sanguigna all’interno delle vene e delle arterie. Dunque è vivamente consigliato l’utilizzo di questi prodigiosi omega-3 (che comunque non ci salvano ma sicuramente aiutano il nostro organismo in toto) attraverso il pesce azzurro (le alici per intenderci) ma anche trote, salmone ed aringhe. Insomma il pesce costituisce senza dubbio un modo alternativo alle comuni medicine e terapie per riabilitarsi e prevenire un pericolo che è sempre in agguato.

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