I fibromi e la gravidanza: quali complicazioni possono insorgere?

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Opinione scritta da: Redazione 8:23:42 01-12-2010

I fibromi sono tumori dell’utero ad evoluzione benigna, che generalmente colpiscono donne al di sopra dei 35 anni, con aumento dell’insorgenza dopo i 40. Non è sempre corretto parlare di fibromi, poiché queste strutture prendono un nome diverso a seconda che prevalga la componente fibrosa (in questo caso il nome fibroma è appropriato) o quella muscolare (in quest’altro caso si parla di mioma). I fibromi poi si suddividono ulteriormente a seconda che siano localizzati nella parte più esterna della parete dell’utero, nella parte centrale del tessuto oppure immediatamente sotto la mucosa. Generalmente i primi due tipi si presentano come ispessimenti della parete uterina, ed hanno effetti diversi a seconda della loro posizione: per esempio, un fibroma localizzato in corrispondenza di una tuba potrebbe, provocando l’ispessimento della parete, ostruire la tuba parzialmente o totalmente, diminuendo del 50% le probabilità di una gravidanza. Quando invece la gravidanza è già in atto, che è il caso che ci interessa, questi tipi di fibromi possono determinate una maggior contrattilità dell’utero, con conseguente rischio di aborti spontanei.
La terza tipologia di fibromi, quella che si localizza nella parte più interna del tessuto uterino, può avere vari tipi di effetti sulla normale prosecuzione di una gravidanza; ad esempio, se è grande, tende a costringere il feto a posizioni obbligate, in più, a seconda di dove si trova il fibroma, potrebbero esserci rischi in un’eventuale nascita per vie naturali.
La terapia dei fibromi è in genere conservativa: si tende ad aspettare che la gravidanza abbia termine, anche perché a volte i fibromi dopo una gravidanza vanno incontro ad una diminuzione di volume, che talvolta raggiunge anche dimensioni trascurabili. La situazione è diversa nel caso in cui il fibroma, con la sua stessa presenza, posizione e dimensioni, metta a rischio la prosecuzione della gravidanza. In questi casi l’intervento viene ritenuto il minore dei mali, e si decide di intervenire.
Altre volte l’ablazione chirurgica del fibroma può essere eseguita contestualmente al taglio cesareo, ed in particolare verranno rimossi con questa tecnica quei fibromi di tipo peduncolato, localizzati in corrispondenza dell’impianto placentare, sufficientemente bassi da poter essere raggiunti facilmente attraverso la breccia isterotomica. Per tutte quelle situazioni in cui invece si opta per un atteggiamento conservativo, è importante monitorare costantemente la grandezza del fibroma e la posizione del fibroma e del feto. E’ comunque possibile anche partorire per vie naturali, sempre che il fibroma non impedisca il passaggio del feto attraverso il canale del parto.
dopo la nascita del bambino, una delle complicanze più frequenti è la comparsa di emorragie, a volte talmente abbondanti da costringere i medici a praticare immediatamente un’emotrasfusione.

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