Come dobbiamo misurare la pressione arteriosa?

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Opinione scritta da: Redazione 14:52:24 28-01-2011

Come si misura la pressione arteriosa? Tra gli apparecchi che vengono utilizzati per misurarla, quello che viene considerato il più affidabile è il cosiddetto sfigmomanometro, vale a dire il manometro classico, che presenta una colonnina di mercurio graduata che evidenzia la misurazione. La posizione più utilizzata è quella da seduti, ma è possibile misurare la pressione anche se la persona è in piedi o sdraiata. Anzi, quest’ultima è ritenuta preferibile. I valori della pressione saranno lievemente diversi a seconda della posizione, ma non si tratta di variazioni degne di rilievo. Andiamo, dunque, a vedere come viene effettuata la misurazione. La prima operazione da compiere consiste nell’arrotolare intorno al braccio disteso la camera d’aria gonfiabile. È importante prestare attenzione alla piega del gomito, che deve essere lasciata libera in quanto costituisce la zona di passaggio dell’arteria omerale. Il braccio deve essere situato all’altezza del cuore. A questo punto è possibile procedere applicando la membrana dello stetoscopio tra le piega del gomito e il manicotto. Nello stesso tempo, è opportuno mettere il dito medio e il dito indice sul polso, nel punto in cui si può sentire il battuto del cuore. È evidente che tale operazione è possibile solamente nel caso in cui la pressione venga misurata da un’altra persona. In ogni caso, evidenziamo che è importante non usare il pollice, per evitare di sentire i propri battiti e dunque falsare la misurazione. Ora, bisogna riempiere il manicotto con l’aria, fino al momento in cui i toni cardiaci spariscono. Effettuato questo passaggio, è opportuno portare la colonnina di mercurio ad almeno trenta millimetri in più rispetto alla misura precedente. Ora si può proseguire, sgonfiando il manicotto in maniera lenta. Ecco, dunque, come procedere per comprendere i valori della pressione. La cifra raggiunta dalla colonnina di mercurio nel momento in cui i toni arteriosi sono comparsi corrisponde alla pressione massima. Il valore, invece, che è stato raggiunto nel momento della scomparsa dei toni arteriosi corrisponde alla pressione minima. Ricordiamo che è buona norma tenere sempre rilassati l’avambraccio e il braccio. Inoltre, sarebbe consigliabile effettuare tre rilevazioni consecutive, a distanza di tre minuti l’una dall’altra, e poi eseguire la media dei valori che abbiamo preso. Come devono essere interpretati i valori? Una pressione ottimale corrisponde a una massima di 120 e a una minima di 80; una normale equivale a una massima tra 120 e 129 e una minima tra 80 e 84. se la massima è tra 130 e 139 e la minima tra 85 e 89 si può parlare di valori superiori alla norma. A partire da una massima di 140 e da una minima di 90, invece, è il caso di considerare che si è in presenza di ipertensione. Nel caso in cui la massima superi i 180, si ha una ipertensione severa, che deve essere curata il più presto possibile. Chiudiamo con alcuni consigli. Nei soggetti diabetici e negli anziani, o comunque nei casi in cui vi sia il rischio di ipotensione ortostatica, è necessario che la misurazione della pressione venga effettuata un minuto e cinque minuti dopo che il soggetto si è alzato in piedi. Infine, concludiamo ricordando che la prima volta che si esegue una misurazione essa deve essere effettuata su entrambe le braccia allo scopo di identificare eventuali difformità.

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