Cos’è l’angiografia ?

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Opinione scritta da: Redazione 11:05:30 26-12-2010

L’angiografia è un esame radiologico utilizzato per lo studio dei vasi sanguigni e degli organi da essi irrorati, che fornisce precise indicazioni sulla morfologia delle arterie per consentire un appropriato trattamento terapeutico. Infatti si utilizza l’angiografia quando si sospettano aneurismi, traumi, ischemie, insufficienze cardiache, patologie tumorali e qualsiasi tipo di afflusso anormale del sangue delle arterie, del cervello e di altre zone del corpo.
Non a caso una delle principali motivazioni che porta ad eseguire questo tipo di indagine è la presenza di sintomi clinici che fanno presagire l’occlusione di un’arteria.
Per effettuare un’angiografia, che sfrutta i raggi X , si utilizza un liquido visibile alle radiazioni (mezzo di contrasto) contenente iodio che viene iniettato per puntura o col catetere nel vaso che si vuole analizzare. Per cui l’angiografia assume diversi nomi (aortografia, ventricolografia, coronarografia etc.) a seconda dove questo mezzo di contrasto viene iniettato. L’iniezione non è di solito dolorosa, anche perché in anestesia locale effettuata in sede di puntura, ma è in genere accompagnata da una sensazione modesta di calore. La quantità di radiazioni assorbite dal paziente è variabile da caso a caso in relazione alla durata e alla complessità dell’esame. Il mezzo di contrasto sarà eliminato per via renale ed urinaria.
A questo punto i vasi sanguigni risulteranno visibili e si potranno esaminare per individuarne restringimenti e malformazioni. Si passa così alla registrazione delle immagini radiografiche in un computer per poi salvarli su CD o supporti analoghi. Le immagini ottenute possono essere statiche o dinamiche che consentono di visualizzare cioè la velocità con cui il mezzo di contrasto si muove all’interno del vaso.
Sino a qualche anno fa, l’angiografia veniva effettuata su apposita lastra radiologica con una cadenza di ripresa limitata, per cui si poteva soltanto individuare la morfologia dei vasi. Oggi invece si sono sviluppate nuove tecniche di ripresa, che consentono di analizzare la dinamica della circolazione del sangue in maniera meno invasiva, addirittura riducendo la quantità del mezzo di contrasto impiegato, che può essere iniettato anche per via endovenosa.
L’esame angiografico può essere condotto anche sfruttando la risonanza magnetica, utilizzando un mezzo di contrasto meno tossico di quello utilizzato nell’angiografia tradizionale (in alcuni casi particolari anche senza mezzo di contrasto), e la tomografia computerizzata, nella quale invece l’iniezione del mezzo di contrasto avviene appunto per via endovenosa.
La complicanza più frequente a cui si può andare incontro dopo aver effettuato un’angiografia è rappresentata da crisi vaso-vagali, ovvero senso di mancamento, caduta della pressione arteriosa e sudorazione, controllabili mediante la somministrazione di liquidi. Grave ed imprevedibile invece è la crisi anafilattoide, che può avvenire a causa del mezzo di contrasto utilizzato.
Di solito questo tipo di indagine si effettua nei pazienti ricoverati in ospedale, ma può capitare anche che siano eseguiti nei pazienti ambulatoriali. La procedura richiede una o due ore di tempo e bisognerà informarsi bene su cosa ingerire prima di effettuarla. Capita infatti che per fare rilassare il paziente venga consigliata la somministrazione di alcuni farmaci. Dopo l’angiografia è necessario rimanere a riposo per alcune ore.

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