Chi era il conte Ugolino della Divina Commedia?

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Opinione scritta da: Redazione 14:55:53 04-02-2011

Una delle figure più inquietanti della Divina Commedia scritta da Dante Alighieri, fu proprio il conte Ugolino della Gherardesca.
Il quale, nel canto XXXIII dell’Inferno, si ritrova a veder morire di fame i propri figli e quello che è peggio, a nutrirsi dei poveri resti.
Il conte Ugolino è realmente esistito.
Nacque a Pisa nel 1220 e morì ( sempre a Pisa ) nel 1289.
E’ stato un nobile, un politico italiano schierato con i ghibellini e comandante navale.
Ricoprì molte cariche sia nobiliari, sia politiche.
Infatti era il conte di Donoratico, era secondo in successione come Signore del Cagliaritano e, naturalmente, era un Patrizio di Pisa.
Nel 1252, per conto del Re Enzo di Svevia, venne nominato Vicario di Sardegna.
Partecipò attivamente come politico dal 18 aprile 1284 ( con la carica di podestà ), sino al 1 luglio del 1288, giorni in cui fu deposto dal ruolo di capitano del popolo.
Purtroppo l’astio con l’arcivescovo di Pisa ( capofazione ghibellino ) Ruggieri degli Ubaldini, fece precipitare la situazione sino al tragico epilogo, quando il conte Ugolino finì con alcuni figli e nipoti, rinchiuso in una torre ove morì di stenti nel marzo del 1289.
In realtà non sappiamo se avvenne realmente come decantato da Dante nella Divina Commedia, ma la leggenda ha colpito molti artisti che si sono ispirati alla leggenda per creare le loro magnifiche opere d’arte.
Alcuni esempi sono:
- “I cancelli dell’inferno” di Auguste Rodin ( museo di Orsay, Parigi )
- “Ugolino e i suoi figli” di Jean Baptiste Carpeaux ( Petit Palais, Parigi ).

Di recente ( 2002 ) l’antropologo Francesco Mallegni, scoprì dei resti che probabilmente sono quelli del conte Ugolino e dei suoi familiari.
L’esame del DNA effettuato sulle ossa, conferma che si tratta di cinque individui della stessa famiglia ( suddivisi in tre generazioni ) e alcune ricerche effettuate sui discendenti del conte, ne confermano le conclusioni.
Le analisi effettuate a livello delle costole dello scheletro dell’individuo più aziano ( quindi il conte Ugolino ) , escludono le ipotetiche azioni di cannibalismo, in quanto si sono trovate tracce magnesio, ma non di zinco, che dovevano essere presenti nel caso in cui la persona avesse consumato della carne nelle settimane precedenti alla morte.
E’ risultata evidente, invece, l’inedia di cui hanno sofferto le vittime prima della morte e la quasi totalità mancanza di denti nella persona più anziana.
Per cui difficilmente avrebbe potuto cibarsi con della carne senza strumenti adatti.
Infine si è scoperto che, probabilmente, il conte non morì solo a causa della malnutrizione, in quanto la sua scatola cranica era seriamente danneggiata, fatto che determina la seria possibilità che difficilmente potè restare in vita più a lungo dei suoi congiunti.

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