Che cosa è l’ipercolesterolemia?

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Opinione scritta da: Redazione 19:12:40 05-01-2011

Quando si parla di ipercolesterolemia ci si riferisce a un eccessiva presenza di colesterolo nel sangue, e in particolare del cosiddetto colesterolo cattivo, vale a dire di quello che viene trasportato dalle Ldl, le lipoproteine a bassa densità. Come tutti i lipidi, anche il colesterolo non è solubile in acqua: per questo motivo il suo trasporto nel sangue viene effettuato da un particolare tipo di proteine chiamate apolipoproteine. Il composto costituito dal colesterolo, dalle apolipoproteine, dai fosfolipidi e dai trigliceridi forma le lipoproteine, che sono delle particelle di dimensioni considerevoli che viaggiano nel sangue per trasportare verso i tessuti i grassi. Il colesterolo presente nel sangue è, in condizioni di digiuno (vale a dire quando viene praticato l’esame del sangue), per la maggior parte rappresentato da quello veicolato dalle lipoproteine a bassa densità, per una percentuale di circa il 70%: il dosaggio del colesterolo plasmatico totale, dunque, rappresenta un indice, benché non precisissimo, del colesterolo cattivo. In ogni caso, è bene ribadirlo, una discreta quantità di colesterolo è veicolato anche dalle Hdl e dalle Vldl, altri tipi di proteine: per questo motivo per valutare la colesterolemia è necessario dosare le Ldl, in modo da poter separare il colesterolo Ldl, quello cattivo appunto, dall’Hdl, quello buono. Le lipoproteine a bassa densità rappresentano un prodotto del metabolismo delle Vldl sintetizzate dal fegato, e veicolano il colesterolo dal fegato stesso ai tessuti, dove esso viene usato per diversi processi. Nel caso in cui, tuttavia, sia riscontrata una presenza eccessiva di Ldl, il loro accumulo sulle pareti delle arterie determina l’aterosclerosi. Ecco il motivo per cui uno dei più importanti fattori di rischio per le patologie cardiache e vascolari è costituito dall’ipercolesterolemia. D’altra parte, le lipoproteine ad alta densità si occupano del trasporto del colesterolo verso il fegato, dopo averlo rimosso dai tessuti. Dopo i pasti, nel sangue si registra una prevalenza del colesterolo veicolato dai chilomicroni, cioè le lipoproteine di origine intestinale, il cui dosaggio viene messo in atto solo in determinate situazioni. L’attribuzione all’ipercolesterolemia di una responsabilità nella patologie cardiovascolari è il prodotto di diversi studi epidemiologici che hanno evidenziato la connessione tra i valori del colesterolo nel plasma (colesterolemia) e situazioni di ischemie cardiovascolari, tra cui la mortalità cardiovascolare o l’infarto miocardico. L’infarto miocardico, in effetti, è una delle causa principali della morte cardiovascolare, insieme con l’ictus cerebrale. Nel 1984 la Consensus Conference ha stabilito che l’ipercolesterolemia consiste in una concentrazione di colesterolo nel plasma superiore ai 240 milligrammi per decilitro nei soggetti che hanno superato i quarant’anni di età. Successivamente, tuttavia, si è compreso come sia impossibile e sbagliato definire dei valori standard di colesterolo: si preferisce, a questo punto, parlare di valori ottimali in relazione al rischio cardiovascolare integrale della persona. In ogni caso, attualmente i valori ideali di colesterolo nel sangue in un soggetto che non presenta fattori di rischio o con un solo fattore di rischio si aggirano attorno ai 160 milligrammi per decilitro, o anche meno, mentre in un soggetto diabetico equivalgono a 100 milligrammi per decilitro.

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