Che cosa e’ un falso positivo nei test ?

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Opinione scritta da: Redazione 22:13:44 15-12-2010

Definire cosa si intenda, all’interno di un test statistico, per falso positivo può essere una procedura banale ma talvolta può condurre ad osservazioni fuorvianti, le quali appunto non chiariscono in maniera adatta il significato di un parametro e finiscono per confondere il destinatario dell’informazione stessa più che aiutarlo nella comprensione del significato stesso.
E’ perciò necessario, congiuntamente con la spiegazione dei vari termini utilizzati, ricorrere ad esempi che possano immediatamente fornire un’idea pratica a chi lo desidera.
Ipotizziamo, ad esempio, di essere in presenza di un macchinario che preleva parametri fisiologici da un paziente e che, dopo il prelievo, sia in grado di dire se tale paziente è sano o malato; questo macchinario dev’essere da noi testato per verificarne l’attendibilità dei dati forniti.
Partiamo dalla conoscenza a priori che il soggetto testato sia sano: a questo punto il macchinario, dopo aver prelevato i parametri del paziente, ci potrà dare due risposte possibili, ipotizzando un funzionamento binario del macchinario stesso: ci potrà infatti dire che il paziente è sano o ci potrà invece dire che il paziente è malato.
Se il paziente è ritenuto dal macchinario sano, questo sarà un vero negativo, ovvero “negativo” in quanto non presenta patologia secondo il macchinario, e “vero” poichè il dato fornitoci dal macchinario ed il dato reale della salute del paziente sono concordi.
Se invece il nostro macchinario riterrà che il paziente in questione è malato, questo sarà un falso positivo, cioè “positivo” in quanto ritenuto malato dal macchinario quindi presenta, secondo il macchinario, una patologia, e “falso” poichè il dato reale e quello fornito dal macchinario sono discordi.
Prendiamo invece un secondo paziente, che sappiamo a priori essere malato, quindi “positivo”: anche in questo caso il macchinario potrà fornirci i due esiti di cui sopra, ovvero “sano” o “malato”: se ci dirà che il soggetto è “malato” si tratterà di un vero positivo (“vero” per la concordanza tra il macchinario e la realtà, “positivo” per la presenza di malattia secondo il macchinario), mentre se ci dirà che il soggetto è “sano” si tratterà di un falso negativo (“falso” poichè discorde rispetto alla situazione reale, “negativo” poichè ritenuto sano, quindi privo di malattia, dal macchinario).
Per valutare l’efficienza quindi del sistema si utilizzano alcuni parametri, quali la concordanza, ovvero la capacità del macchinario di fornire i risultati uguali a quelli reali; la sensibilità, ovvero la capacità di individuare i soggetti malati, data dal rapporto tra i veri positivi ed il totale dei malati (veri positivi + falsi negativi), e la specificità, di notevole interesse per quanto riguarda i falsi positivi, poichè rappresentante la capacità di fornire un risultato normale, quindi negativo, sui soggetti sani, data dal rapporto tra i veri negativi ed il totale dei soggetti sani (ovvero veri negativi + falsi positivi).
Ricapitolando quindi i falsi positivi rappresentano un insieme di soggetti sani che vengono erroneamente ritenuti malati da un test; il loro numero non dev’essere eccessivamente elevato per non abbassare troppo il parametro della specificità, oltre a quello della concordanza.

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