Come cambia il rapporto con i genitori in età adulta?

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Opinione scritta da: Redazione 10:39:40 30-12-2010

Nel difficile processo di crescita quello che si instaura tra genitori e figli è un rapporto in continua evoluzione. Si dice che fare il genitore sia il lavoro più complicato del mondo, ma di sicuro è lo stesso che essere figlio. E le cose peggiorano se ad una certa età il figlio – per scelte personali o per richieste esterne – diventa a sua volta genitore del proprio genitore, assumendosi un ruolo che non gli compete.
Se da piccoli siamo stati abituati a fare “davvero” i bambini, se abbiamo avuto la possibilità di concederci i nostri spazi, frequentare i nostri amici, fare le scelte che davvero desideravamo; se abbiamo davvero avuto una guida stabile e sicura dai nostri genitori, nonostante le crisi adolescenziali e inevitabili della crescita, avremo con loro un rapporto adulto e indipendente, fatto di rispetto e di complicità. Non esistono rapporti privi di screzi, è vero, ma maturi e alla pari sì.
Se invece da piccoli il rapporto è stato quello altalenante, di figli di separati che non hanno avuto un buon equilibrio, o sono stati abbandonati a se stessi; se le nostre presunte richieste di bambino sono andate perse in quell’incoscienza che a volte turba il genitore che non è ancora pronto a diventare tale, allora il rapporto rimarrà conflittuale a vita, nonostante la crescita e il raggiungimento della maturità da parte di un figlio. Ci sono cose che non si possono dimenticare nella vita, anche se si tenta di affrontarle con una maturità diversa rispetto a quando a diciotto anni si è deciso di andare via di casa.
Purtroppo devo dire che – per esperienza personale – può influire anche l’esistenza di un rapporto conflittuale continuo tra due genitori che nonostante tutto si amano e decidono di non separarsi, ma che pongono una profonda attenzione su sé stessi, e non ascoltano in modo adeguato i figli.
E noi figli ci ritroviamo, spaventati e impotenti, a subire scelte che non abbiamo fatto, ritrovandoci di continuo a chiederci come saremmo stati, invece, in una famiglia in cui potevamo tirar fuori davvero le nostre potenzialità ed essere ascoltati come ogni figlio merita che sia fatto.
Che a volte questo dipenda dalla mentalità del genitore, dal carattere o dalle sue esperienze di vita precedenti, purtroppo fa comunque soffrire. E il non poter parlare liberamente con un genitore intelligente che ti accetta profondamente per quello che sei segna a volte un conflitto non risanabile.
Credo che nella mia situazione, come in altre, ci si debba tendere la mano a vicenda, sapendo che ciò che non è mai stato costruito, o che si è cercato solo troppo tardi, a volte non può dare i frutti di un rapporto maturo e consapevole, da adulto ad adulto, come dovrebbe essere e come vorremmo che fosse. E che purtroppo il rancore, anche malcelato, si manifesti con una presenza spesso dovuta ma non sentita come dovrebbe essere realmente quella tra figli e genitori.
Forse solo in quel magico momento in cui, a nostra volta, diventiamo genitori, riusciamo a capire il perché di certe scelte e non di altre, e guardando nostro figlio e cercando di non ripetere gli stessi errori (ma nemmeno l’opposto) speriamo che un giorno sia lui a comprendere il motivo delle nostre decisioni, senza giudicarci con troppa severità.

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