Apparecchi acustici: troppo imbarazzati per indossarne uno?

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Opinione scritta da: Redazione 9:34:05 28-12-2010

Con il passare degli anni, il naturale degradamento del nostro comporta inevitabilmente una sensibile riduzione di uno dei sensi più importanti: l’udito. Questa situazione potrebbe essere anche peggiorata nel caso si svolgano lavorazioni che prevedono una gran quantità di pressione sonora (superiore a 100db per varie ore al giorno e ogni giorno); se non si previene adeguatamente con cuffie o tappi fonoassorbenti, il timpano, (questa membrana sottile e semitrasparente che cattura le onde sonore trasmettendole, poi, alla catena degli ossicini costituita da martello, incudine e staffa) potrà irrigidirsi e limitare la trasmissione delle vibrazioni e di conseguenza, causare la perdita dell’udito partendo dall’iniziale perdita delle alte frequenze.
In questi casi non gravi, risulta essere necessario, ma non indispensabile, l’uso di apparecchi acustici e infatti, spesso, molte persone cercano in tutti i modi di evitare di indossarli per paura di essere scherniti o per vergogna di sembrare sordi,. L’uso limitato dell’udito, però alcune volte, potrebbe essere causa di incidenti lievi o più gravi, causati dalla mancanza di percezione di quello che vi circonda. E’ proprio per questo che la tecnologia è avanzata fino a creare molteplici modelli, praticamente invisibili, di apparecchi acustici per ogni tipo di orecchio.
Se avete la possibilità di andare in uno studio di audiometria e audioprotesi vi verranno proposti vari modelli, di seguito vi riporto quelli più usati:

Innanzitutto bisogna fare una distinzione tra modelli intrauricolari (e cioè dentro l’orecchio) e modelli retroauricolari. In quest’ultimo modello, l’apparecchio viene applicato dietro l’orecchio; il suono viene convogliato in un canale che porterà all’interno dell’orecchio praticamente come un amplificatore sonoro.
Di questo dispositivo potrebbero esservi proposti sia tipologie analogiche sia digitali. Quello Analogico, ormai presente sul mercato da vari decenni, trasforma semplicemente il suono (energia meccanica) in corrente elettrica: tramite un microfono percepisce le onde sonore in ingresso e le amplifica.
Il Digitale, ovviamente, è quello più all’avanguardia, ma come tutte le tecnologie, la troppa elettronica potrebbe causare problemi nel caso di troppo freddo o troppo umido, ma nel caso specifico dell’efficienza è molto superiore rispetto all’analogico. Nel digitale possiamo memorizzare differenti curve di risposta per diverse tipologie di ascolto (concerti, riunioni, biblioteca ecc), possiamo inoltre lavorare sulla curva di risposta (sull’equalizzazione del suono) dando più guadagno alle frequenze di cui si necessita, e ancora, possiamo avere sul digitale 2 microfoni: uno per i suoni ambientali e uno per focalizzare i suoni che ci interessano.
Se ancora non siete soddisfatti vi rendo noto che tutte queste qualità del digitale possono essere trasportate anche sugli apparecchi intrauricolari! Infatti i progressi nella ricerca in questo settore hanno permesso la creazione di apparecchi che scompaiono completamente nel condotto uditivo in maniera comoda e ventilata, anche per evitare il problema del rimbombo e dell’autofonia. La resa non sarà pari a quella degli apparecchi esterni, ma comunque sarà un aiuto discreto al vostro udito.
Per maggiori informazioni vi consiglio una visita, da un esperto, per aiutarvi a capire la tipologia più adatta al vostro caso.

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