Come si legge l’etichetta delle lampadine a risparmio energetico

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Opinione scritta da: Redazione 17:14:08 16-01-2014

Le lampade a risparmio energetico, dopo l’ultima normativa della Comunità Europea in materia di energia che ha messo definitivamente al bando le tradizionali lampadine a incandescenza con filamento di tungsteno, hanno iniziato a diffondersi in maniera massiccia presso la popolazione del Vecchio Continente.

La normativa comunitaria prevede che tutte le lampadine a basso consumo siano contrassegnate da un’apposita etichetta che aiuti ad identificarne le caratteristiche in maniera facile, rapida e intuitiva.
Le lampade a risparmio energetico, rispetto alla tradizionali lampadine a incandescenza, hanno un consumo decisamente più ridotto.

Sull’etichetta delle lampade a risparmio energetico è riportata, in primo luogo, la classe energetica di appartenenza, indicata con una lettera da A a G, dove A indica la massima efficienza.
Ognuna delle sette classi energetiche di riferimento è contraddistinta da una barra colorata, con tonalità che variano dal verde al rosso intenso man mano che aumenta il consumo energetico.

Al di sotto del grafico sono poi riportati altri tre valori, relativi a luminosità, consumo e durata.
La luminosità è indicata in lumen. Questo valore permette di dedurre la quantità di luminosità emessa dalle lampadine. Dall’introduzione delle lampade a efficienza energetica infatti, misurare la luminosità in watt è diventato obsoleto, in quanto il consumo dipende dall’efficienza della lampadina e non è strettamente relazionato con la quantità di luce prodotta.
A livello indicativo, una vecchia lampada ad incandescenza da 100 watt equivale ad una da 1300/1530 lumen; una da 60 watt a 700/810 lumen, una da 25 watt a 220/250 lumen.

Il secondo valore riportato indica l’efficienza (il consumo) di una lampadina.
Anche se la classe energetica indica con relativa precisione l’efficienza di una lampadina, è sempre bene controllare quale sia il suo consumo effettivo. Una differenza minima, anche di pochi watt, in un anno comporta differenze di consumo (e di spesa) non trascurabili.

Il terzo valore riportato indica la durata (in ore) della lampada.
Per il valore riportato, si calcola un’accensione di tre ore quotidiane per un totale di mille ore annue. Le lampade che rimarranno accese più tempo, avranno una durata utile inferiore.

La durata di una lampada ad incandescenza è di circa mille ore, quella di una moderna lampada a led può arrivare sino a 15 mila ore.

Un altro valore riportato riguarda poi la temperatura di colore, espressa in gradi Kelvin, che indica il colore della luce emessa. Per una luce in una zona di riposo sono normalmente sufficienti 2700 Kelvin, per un’area di lavoro ne sono necessari circa 4000.

Sull’etichetta sono poi riportati valori riguardanti il numero di accensioni/spegnimenti prima di un guasto (generalmente 6 mila per una lampada a risparmio energetico): per zone di passaggio come bagni o corridoi sono consigliabili lampade fluorescenti compatte, capaci di sopportare sino ad un milione di commutazioni.

Sulla confezione sono poi riportati tempo di accensione, modulazione della luce, temperatura ottimale di funzionamento, dimensioni e modalità di smaltimento delle lampadine.

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