Come si chiama e come si compone il linguaggio dei sordi muti?

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Opinione scritta da: Redazione 11:26:21 22-05-2013

Il linguaggio usato dai sordo muti per comunicare fra loro è chiamato Linguaggio dei Segni, indicato in Italia con l’acronimo L.I.S.: si tratta di un codice articolato attraverso la gestualità delle mani, le espressioni del volto e piccoli movimenti del corpo.

Come suggerisce l’acronimo, non si tratta di un linguaggio universale nel senso che un sordo muto italiano non utilizza lo stesso codice di un sordo muto inglese piuttosto che francese o cinese.
Anzi, a dirla tutta, il linguaggio dei segni può presentare delle sensibili varianti anche da Regione a Regione di uno stesso paese. La messa a punto del primo Linguaggio dei Segni sembrerebbe risalire alla seconda metà del Settecento, quando il fondatore della scuola per sordi a Parigi decise di adoperare quello che all’epoca veniva chiamato linguaggio mimico per insegnare ai propri studenti la lingua scritta e parlata: per la prima volta vennero ideati dei segni per rappresentare anche elementi della grammatica e della sintassi.
Dalla Francia il Linguaggio dei Segni è stato prima esportato e perfezionato negli Stati Uniti e, solo nell’era moderna, intorno agli anni Sessanta, gli è stato riconosciuta valenza di vera e propria lingua, dotata di un ricco vocabolario e di precise regole grammaticali, per essere diffuso così nel resto del mondo.

Nel caso specifico del L.I.S., la lingua si discosta notevolmente dalle regole di sintassi dell’italiano mentre considerevoli possono essere le similitudini con altre lingue orali.
Per esempio, la coniugazione dei verbi non avviene tenendo conto dei tempi in cui si svolge l’azione ma accordando il verbo stesso sia al soggetto che all’oggetto ad essa relativi, così come avviene nella grammatica basca.
Oppure, per fare un altro esempio, diversamente da qualsiasi altra lingua europea, il L.I.S. contempla due tipi di plurale, quello ‘normale’ e quello ‘distributivo’ così come nelle lingue parlate nei pesi dell’Oceania.

C’è poi da sottolineare un altro aspetto: è chiaro come in un linguaggio non orale manchi il tono della espressione verbale, indispensabile per indicare le diverse intenzioni della comunicazione.
Nel Linguaggio dei Segni questo inconveniente viene superato ricorrendo alla mimica facciale: esistono così espressioni del viso che accompagnano i gesti che indicano quesiti diretti ed altre per quesiti più articolati, espressioni che accompagnano l’uso dell’imperativo e così via.

Ciò che accomuna i linguaggi dei sordomuti di qualsiasi nazionalità è il fatto che ciascun segno può essere articolato secondo quattro componenti che possiamo definire manuali, ovvero il luogo, il movimento, la configurazione e l’orientamento, e tre non manuali rappresentate dalla postura, dalla mimica del volto e, talvolta, dal movimento delle labbra.

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Giudizio positivo Vantaggi: Il linguaggio utilizzato dai sordo-muti si chiama Linguaggio dei Segni, indicato in Italia con l'acronimo L.I.S. , Il Linguaggio dei segni nacque in Francia, risale alla seconda metà del Settecento.

Giudizio negativo Svantaggi: Mancando il tono delle affermazioni, l'enfasi viene data ricorrendo alla mimica facciale.

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Tag: Linguaggio dei Segni LIS sordo-muti

Categoria: Scuola ed educazione

 

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