Quanto costa aprire la partita iva?

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Opinione scritta da: Redazione 9:16:57 28-09-2011

Quando si inizia un’attività lavorativa in proprio è indispensabile aprire la partita IVA, per adeguarsi alla normativa vigente. È un’operazione semplice ma sulla quale ancora c’è poca informazione, sia sulle modalità da espletare che sui costi da sostenere.
Dal punto di vista pratico basta compilare un modulo, scaricabile dal sito dell’Agenzia delle Entrate, e trasmetterlo alla stessa in via telematica, dichiarando così l’apertura dell’attività. È L’Agenzia a trasmettere l’attribuzione di un numero di Partita IVA. Tale operazione è completamente gratuita.
Nel breve periodo si dovranno sostenere degli oneri, in relazione alla Partita IVA, che dipendono dal tipo di attività che si intende svolgere e dal fatturato annuo previsto. Queste cifre variano dunque sensibilmente in base al volume d’affari, che viene stabilito solo nel lungo periodo, alla fine dell’anno.
Ci sono però alcune spese iniziali che sono uguali per ogni attività. I due costi maggiori a livello fiscale sono costituiti dall’INPS e dall’IRPEF, entrambe obbligatorie. Il costo relativo all’INPS, che prevede l’apertura di una posizione previdenziale, è pari a circa 2.800 euro annuali fissi, ai quali va aggiunto il conguaglio per i redditi superiori ai 13.819 euro. La pressione fiscale dell’IRPEF, invece, può variare dal 23 al 27% sui redditi fino ai 28.000 euro. Infine, l’IRAP, la cui pressione fiscale è pari al 3,90%.
A queste cifre va aggiunta l’iscrizione come impresa presso la CCIAA, la Camera di Commercio del comune in cui si intende aprire l’attività, e la cui spesa varia in genere dagli 80 ai 100 euro annuali.
Nei costi relativi all’apertura della Partita IVA va considerato anche il commercialista, il cui onere è variabile in base all’attività e al volume d’affari, ma il cui onorario medio è quantificabile intorno ai mille euro l’anno. Consultare un professionista è indispensabile per preparare con certezza la documentazione necessaria all’attività scelta, evitando così di incorrere in irregolarità o sanzioni.
In base all’attività che si sceglie, al fatto che si tratti di una ditta individuale, di una società oppure dello studio di un libero professionista, insieme al proprio commercialista si stima il fatturato che si potrebbe avere, e in base a questo il tipo di regime fiscale più indicato. Non va dimenticato infatti che il peso fiscale varia anche in base agli “studi di settore”.
Chi stima un fatturato che preveda ricavi al di sotto dei 30.000 euro ha invece la possibilità di avvantaggiarsi del cosiddetto “regime fiscale agevolato”, che gli consente un risparmio notevole dal punto di vista del carico fiscale e degli adempimenti da assolvere.
In base a quanto descritto, dunque, il costo iniziale della Partita IVA non è eccessivo, ma lo stesso va “spalmato” nel lungo periodo, generalmente un anno, ed è variabile in base a diversi fattori. Primo tra tutti, il volume d’affari della propria azienda, ed il regime fiscale che si è scelto di dichiarare.

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Giudizio positivo Vantaggi: è un’operazione semplice , le cifre variano dunque sensibilmente in base al volume d’affari

Giudizio negativo Svantaggi: c’è poca informazione

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Tag: agenzia delle entrate camera di commercio partita iva

Categoria: Affari e finanza

 

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