Quali sono le piante più adatte a diventare bonsai?

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Opinione scritta da: Redazione 15:28:55 27-04-2011

Quali sono le piante più adatte per la coltivazione a bonsai? È bene specificare che di norme diventa più semplice coltivare le specie che crescono in maniera spontanea nell’area in cui viviamo, soprattutto in considerazione del fatto che agendo in questo modo molto probabilmente la pianta non necessiterà di ripari invernali speciali o cure particolari. Inoltre, sarà possibile trovare materiale come semi e piantine senza compiere troppi sforzi. È comunque necessario tenere in considerazione che alcune essenze risultano più difficili da coltivare e formare a bonsai rispetto ad altre. Per esempio, normalmente le latifoglie hanno bisogno di una certa documentazione e di tempi più lunghi, mentre i risultati si manifestano più velocemente per le conifere. Nel caso in cui si vogliano ottenere risultati in tempi molto brevi, invece, è opportuno scegliere piante con portamento a cespuglio. Per quanto riguarda le sempreverdi, esse presentano fitopatologie molto raramente, e in più crescono tutto l’anno. In sostanza, da un punto di vista estetico le essenze più apprezzate nell’ambito della tradizione giapponese risultano l’olmo e l’acero, senza dimenticare, comunque, ginepro, ficus e pino. Queste specie possono essere trovate in qualunque centro bonsai o in qualunque serra, e trovare informazioni specifiche a proposito sarà molto semplice. Il suggerimento che solitamente viene dato, comunque, è quello di ricorrere a essenze italiane, che sono più facili da coltivare (oltre al fatto che forniscono uno spirito europeo ai bonsai). In generale, comunque, per i bonsai è possibile usare le seguenti piante: ficus, acero, carmona, azalea, cipresso, carpino, ginepro, faggio, melo, larice, gingko, pino, olmo, prunus, tasso, ulivo e serissa. Per ottenere bonsai, abbiamo a disposizione tre metodi. Il primo consiste nel far crescere la pianta a partire dal seme. Il vantaggio di questa modalità, ritenuta generalmente la più nobile, è che è possibile controllare sempre la qualità della crescita della pianta, ed è possibile intervenire su di essa secondo le proprie esigenze, potendo operare direttamente sulle modifiche cui essa sarà sottoposta nel momento in cui diventa bonsai. Lo svantaggio, invece, è che ci vogliono diversi anni, e un neofita potrebbe stancarsi di aspettare. Il secondo metodo, invece, presuppone di prendere una pianta giovane, già formata, agendo su di essa e mettendo in atto tutti i cambiamenti finalizzati a trasformarla in un bonsai in un tempo non inaccettabile: ci riferiamo al rinvaso, a potature e avvolgimento, eccetera. Il terzo metodo, infine, vuole che venga prelevato un ramo ben formato, dotato di caratteristiche bonsai, attraverso la tecnica della margotta da una pianta adulta. Evidentemente questo è il metodo più veloce. Inoltre, così facendo è possibile lavorare il ramo nel momento in cui esso è ancora attaccato alla pianta madre. Tuttavia è bene precisare che molti esperti considerano questo modo d’agire una vera e propria violenza nei confronti della natura, oltre che una tecnica molto distante rispetto alla filosofia del comune dei bonsai, basata su intimità e comunicazione con la pianta.

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Giudizio positivo Vantaggi: diventa più semplice coltivare le specie che crescono in maniera spontanea , la pianta non necessiterà di ripari invernali speciali o cure particolari

Giudizio negativo Svantaggi: ci vogliono diversi anni

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Tag: bonsai giardinaggio piante

Categoria: Casa e giardino

 

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