Quali sono le origini della frase arrivare al sodo ?

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Opinione scritta da: Redazione 13:44:14 04-02-2011

Nella lingua italiana sono numerosissimi i proverbi, le frasi idiomatiche e le quelle cosiddette ” frasi fatte ” che in un librone di 1000 pagine, con buone probabilità, non ci starebbero. Ognuna di queste frasi o proverbi racchiude dentro di sè un vissuto pregresso, un’ esperienza popolare quotidiana, oppure ancora un aneddoto particolare: ad ogni modo sono sempre espressione di saggezza e riflessione umana.” Arrivare al sodo ” è una di quelle frasi che almeno una volta nella vita avete sicuramente sentito o proferito e stesso discorso vale per la quasi gemella ” andare al sodo “. Questa frase entra appieno nel novero della saggezza proveniente dalla cultura religiosa e agreste italiana e non solo. Quando parliamo di ” sodo “, infatti, ci riferiamo all’uovo che, attraverso un determinato processo di cottura, si rapprende al suo interno e da liquido diventa solido. In questa accezione per sodo si intende proprio la parte interna dell’uovo, quella commestibile una volta eliminato il guscio, che rappresenta un alimento ottimo sia sotto il punto di vista nutritivo che sotto il mero senso del gusto: in altre parole, i tratta di un cibo prezioso. E proprio questo suo essere prezioso che gli ha permesso da subito di essere un alimento conosciutissimo e facilmente rintracciabile nelle cucine di tutti i tempi. Quindi ” arrivare al sodo ” sta per ” arrivare alla parte migliore, dritto ad una qualunque cosa “. Infatti molto spesso il termine viene utilizzato anche come accezione sessuale per indicare l’atto fisico in sè, terminologia molto comune fra i più giovani ( ma anche fra i meno giovani… ) che con tale frase intendono sostenere che le avance sessuali verso una determinata persona sono effettivamente andate a buon fine : ” sono arrivato / andato dritto al sodo con quella / o tipa / o “. L’ origine di questa frase può anche farsi risalire al famoso ” Uovo Fabergè “, un mirabile esempio di arte orafa che realizzò per la prima volta Peter Carl Fabergè su commissione dello zar russo Alessandro III di Russia, che voleva farne una sorpresa per Pasqua alla moglie Maria Fyodorovna. L’uovo venne realizzato con smalto di colore bianco opaco con una struttura a matrioska e al suo interno vi era racchiuso un tuorlo ( e ritorniamo al sodo della nostra frase) tutto d’oro, contenente una gallinella sempre d’oro e smalti e con gli occhi di rubino. Quest’ultima racchiudeva una copia in miniatura della corona imperiale contenente un piccolo rubino dalla forma d’uovo. Quindi, anche in questo caso, il sodo dell’uovo conservava la parte migliore del regalo, la più preziosa ed elaborata. Una piccola curiosità: grazie a questa sua mirabile opera Fabergè venne nominato “gioielliere di corte” dalla zarina…-uno così bravo meglio tenerselo stretto-, pensò la zarina che arrivò subito al sodo della questione….

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