Qual’è la trama del film Sacro Gra?

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Opinione scritta da: Redazione 11:16:26 17-09-2013

Vincitore del Leone d’Oro come miglior film alla settantesima mostra del cinema di Venezia, “Sacro Gra” è un documentario speciale, dove il protagonista non è solo il Grande Raccordo Anulare di Roma (da qui Gra), ma chi ci vive attorno da tutta la vita.

Il film narra attraverso la tecnica del documentario le vicissitudini di persone tra loro diverse, ma accomunate dal fatto di abitare attorno al grande anello che circonda la capitale.

Come ha dichiarato il regista Gianfranco Rosi, “Sacro Gra” è “un film senza un inizio, senza una trama, dove non c’è la storia dei personaggi”. Ciò che traspare è l’essenza dei protagonisti, che appare con chiarezza dagli spezzoni della loro vita di ogni giorno.

Un nobile piemontese decaduto che deve adoperarsi per vivere in un appartamento con la famiglia e “convivere” con il suo vicino di casa, un dj indiano, un pescatore di anguille, un nobile che vive in un castello adibito a set per fotoromanzi, un esperto botanico che si dedica alla salvaguardia delle palme, e ancora un paramedico del 118 con la madre affetta da demenza senile e delle prostitute transessuali.

Se queste sono le persone protagoniste del documentario, la loro presenza fisica viene surclassata dalle loro vicissitudini, che da normali spezzoni di vita quotidiana diventano frammenti di cinema. Dalle ansiose scoperte del palmologo, ai racconti del Tevere in piena che porta via con sé la cucina economica alla famiglia, fino ai dialoghi tra il colto nobile e la figlia studentessa di lettere in attesa per l’assegnazione della casa popolare. Tutti i racconti e le vicende appaiono confinati in un pezzo di mondo, centrale ma allo stesso tempo circoscritto nella sua essenza.

Nel documentario non mancano le scene dalla natura grottesca, dal principe che svolge i suoi esercizi di ginnastica mattutina sul letto del castello in periferia, fino all’attore di fotoromanzi che piange e sogna bellezza, soldi e fama.
Molte scene rimandano alle commedie degli anni ’50 altre, grazie alla presenza di una finestra a fare da divisione, diventano dei frame nel frame, mentre la parte più caricaturale esce in modo prepotente dalla figura di alcuni dei protagonisti.

Il documentario nasce da un’idea del paesaggista Nicolò Bassetti. Sua la decisione di indagare e documentare un territorio che si snoda su un raggio di 300 km attorno al Grande Raccordo Anulare, e di scoprire che l’umanità che lo abita chiede di essere descritta. Sua l’idea di consegnare il progetto nelle mani del regista Rosi, che lo ha preso in carico.

Sacro Gra si presenta quindi come un documentario dalla natura speciale, dove l’invisibile diventa visibile attraverso la visione esterna e mai elaborata del regista e dove il Grande Raccordo Anulare si trasforma da semplice autostrada a immenso contenitore di vissuto quotidiano.

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