I prioni che causano il morbo della mucca pazza possono essere diffusi attraverso l’aria?

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Opinione scritta da: Redazione 16:42:26 04-02-2011

E’ praticamente accertato che la malattia della mucca pazza abbia origine negli allevamenti per via di diete a base di farine animali che riusultano poi inquinate dal prione. Tuttavia non è sicuro che il prione sia l’unica causa. Volendo determinarne la natura, il prione non è classificabile né come virus, né come batterio ma neanche come un qualunque altro micro-organismo patogeno, è invece semplicemente una proteina molto particolare. E’ resistente alle alte temperature e ad enzimi che in potenza potrebbero distruggerlo, deteriorandolo. Di conseguenza il prione risulta difficilmente eliminabile tramite la sterilizzazione. E’ anche importante specificare che si intende per infettività, un tipo di trasmissione del tutto nuova. Infatti risulta verosimile che il prione possa essere diffuso da una specie all’altra, come in effetti è già successo.
Un gruppo di ricercatori di Zurigo ha scoperto che il prione può essere trasmesso attraverso l’aria.
Era già noto da parecchi anni che i prioni venissero trasmessi tramite gli strumenti chirurgici o con le trasfusioni del sangue.
Un gruppo di ricercatori, con a capo il professore Adriano Aguzzi e in collaborazione con l’equipe di Tübingen, ha studiato e successivamente prodotto un vero e proprio aerosol carico di prioni facendolo poi inalare a dei topi di laboratorio. I risultati hanno dimostrato come dopo un solo minuto di esposizione ciascun esemplare è risultato contagiato.
Inoltre, i ricercatori, sono stati in grado di dimostrare come i prioni riescano a trasferirsi immediatamente dalle vie respiratorie direttamente al cervello.
Il professor Aguzzi ha confermato che questi risultati possono apparire come allarmanti. Infatti precedentemente si credeva che per contrarre la malattia occorresse ingerire un gran numero di prioni per via orale.
Tuttavia, secondo il professor Aguzzi non c’è motivo per cadere preda del panico; infatti negli areosol utilizzati per l’esperimento, la concentrazione di prioni era fortemente elevata, corrispondeva ad un numero di gran lunga maggiore se paragonato a quello contenuto nell’ alito di una mucca o di una persona infetta, pertanto la situazione è decisamente più gestibile.
Il professore sostiene infatti che se il rischio di contagio per via orale fosse stato effettivamente così elevato di sicuro ci sarebbero stati maggiori infetti e di sicuro la scienza se ne sarebbe accorta molto prima.
Nonostante tutto è cosa fondamentale intervenire con le corrette misure di prevenzione sanitaria in tutti quei luoghi più esposti: le fabbriche di alimenti animali, i mattatoi e i laboratori scientifici. In questi luoghi, infatti, purtroppo al momento non esistono ancora misure protettive certe per scongiurare il contagio tramite l’aria, pertanto il professor Aguzzi raccomanda di essere molto accorti nel seguire scrupolosamente tutte le misure di sicurezza per evitare il rischio sia per gli animali che per gli esseri umani.

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