Perchè diventare vegetariani ?

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Opinione scritta da: Redazione 19:05:04 23-12-2010

La scelta di diventare vegetariani ha un duplice aspetto: etico e di salute.

Dal punto di vista etico cibarsi di un animale, un essere vivente di qualunque tipo, sia esso carne o pesce, non è un comportamento di cui andare fieri: sulle nostre tavole, infatti, vediamo comparire un pollo o un coniglio che non è altri che l’animaletto con il quale nostro figlio ha giocato, o un protagonista dei suoi libri di fumetti. Mangiare carne sembra inevitabile perché da sempre siamo abituati a farlo, ma la macellazione degli animali dovrebbe costringerci ad aprire gli occhi verso il mondo che si cela dietro l’industria alimentare, che offre una sovrabbondanza di cibo rispetto a quello che è il reale bisogno dello stesso. Se volessimo essere coerenti con i nostri comportamenti, siamo sinceri, riusciremmo mai a uccidere personalmente ciò che abbiamo nel piatto, spennarlo e poi cucinarlo? Penso che la risposta sia negativa per la maggior parte di noi. Eppure continuiamo imperterriti a cibarcene, chiudendo letteralmente gli occhi di fronte a quello che è un depauperamento della natura, una deforestazione indiscriminata e selvaggia per creare pascoli che non occorrono. Immagino che una scelta così radicale richieda un costante atto di volontà da parte di chiunque la attui, costretto a confrontarsi quotidianamente anche con un vivere sociale che vive tutt’altra “normalità”.

La carne fa male. Dal punto di vista strettamente alimentare, la carne favorisce i tumori, facendo sì che le cellule dello stesso trovino terreno fertile per la formazione di metastasi. Secondo numerose ricerche mediche, la carne è l’alimento in assoluto meno nutriente esistente al mondo. Nessuna delle sue componenti viene sintetizzata dall’organismo ed eliminata. La formazione di cellule tumorali deriverebbe da questo: residui di un prodotto alimentare non congeniale al nostro metabolismo si depositano nelle pieghe dell’intestino, rimanendo lì per anni e favorendo la formazione della malattia. L’esame autoptico condotto su numerosi pazienti post mortem ha dimostrato che il tratto finale dell’intestino conterrebbe una media di 5 kg di residui alimentari e non (residui di farmaci presenti anche fin dall’infanzia), che il nostro corpo non è riuscito ad eliminare. E la carne giocherebbe un ruolo fondamentale nella formazione di queste feci non espulse.
Dal punto di vista metabolico, invece, molte ricerche scientifiche ritengono che il consumo di carne produrrebbe un’accelerazione del battito cardiaco, con un conseguente sovraccarico di lavoro per il cuore. La carne, consigliata un tempo nelle diete dei diabetici, produrrebbe al contrario una maggiore quantità di zuccheri nell’urina. Il suo consumo eccessivo previsto un tempo per i malati di tisi, avrebbe determinato invece un peggioramento dei reni, e la morte per tubercolosi polmonare. Va da sé che i grandi consumatori di carne siano di solito soggetti a problemi di nefrite cronica.
L’azione della carne di qualunque tipo sul corpo, quindi, oltre quella di soddisfare il nostro palato, è esclusivamente quella di avvelenarlo: scendendo lungo il tratto digestivo, la carne crea gas intestinali che producono solo putrefazione.
Le proteine, di cui la carne sembrava così ricca, andrebbero forse ricercate in cibi più salutari, come frutta e verdura.

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