La Nuova Zelanda una zona sismica?

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Opinione scritta da: Redazione 16:17:58 27-02-2011

Il violento terremoto che ha colpito la città di Christchurch, in Nuova Zelanda, il 21 febbraio scorso, ha profondamente scosso l’opinione pubblica mondiale, a causa delle numerose vittime e degli ingenti danni ad edifici ed infrastrutture. Al momento il numero di decessi ha già superato il centinaio e si prevede che continui a salire mentre continuano i lavori di ricerca sotto le macerie.
La Nuova Zelanda, tuttavia, non è nuova a fenomeni sismici di notevole entità: già il 4 settembre 2010 la città di Christchurch era stata sconvolta da un violento terremoto (grado 7 nella scala Richter), mentre il 20 dicembre 2008 un’altra scossa di magnitudo 6.8 era stata registrata al largo dell’Isola del Nord. Nel 1931, presso Hawke Bay, si è verificato un sisma di magnitudo 7.9, una delle più elevate tra quelle raggiunte nel XX secolo, anche se alcuni sismi avvenuti in Giappone sono arrivati a sfiorare il livello 9 della scala Richter. La frequenza dei terremoti è legata alla posizione geografica della Nuova Zelanda. Essa si trova infatti lungo la linea di convergenza tra la Placca Indo-Australiana e la Placca del Pacifico. Per comprendere il meccanismo di formazione dei terremoti è necessario un piccolo excursus sulla tettonica delle placche. In mezzo agli oceani sorgono le dorsali medio-oceaniche, costituite da catene di vulcani che eruttano magma molto caldo e fluido, che cristallizza sul fondo del mare sotto forma di basalto, denso e pesante. Queste catene montuose si trovano nella zone di divergenza tra due placche; in queste aree si ha creazione di nuova crosta terrestre. La Terra tuttavia mantiene sempre le stesse dimensioni, pertanto ci devono essere zone dove si ha invece uno sprofondamento della crosta, che scendendo in profondità tende a scaldarsi e fonde, formando nuovo magma. Questo fenomeno prende il nome di subsidenza ed avviene laddove ci sia una convergenza tra due placche di densità diversa: quella più pesante tenderà ad incunearsi sotto quella più leggera e a sprofondare nel mantello terrestre: questo fenomeno avviene in varie parti del mondo ed è esattamente ciò che accade sotto la Nuova Zelanda.
Questi movimenti sono estremamente lenti, dell’ordine di grandezza di meno di un millimetro all’anno; tuttavia, lungo la linea di subsidenza si instaurano le condizioni ideali per la genesi dei terremoti, dal momento che durante la subsidenza si possono sviluppare fenomeni di attrito che immagazzinano molta energia, che viene poi liberata improvvisamente originando scosse sismiche. I terremoti delle zone di subsidenza sono i più frequenti (circa il 50% del totale) e i più distruttivi, in quanto sono responsabili della liberazione del 75% dell’energia sismica. Tutto ciò permette di concludere che la Nuova Zelanda è una zona altamente sismica e che fenomeni con quelli del 21 febbraio scorso non sono dunque eventi imprevedibili. Sarebbe pertanto opportuna l’adozione di specifiche tecniche costruttive che prevedano l’applicazione di criteri antisismici, in modo tale che gli eventi sismici abbiano un minor impatto in termini di danni e vite umane.

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Giudizio positivo Vantaggi: sarebbe opportuno adottare tecniche costruttive che prevedano l'applicazione di criteri antisismici , nuove tecniche servirebbero a limitare danni e salvare vite umane

Giudizio negativo Svantaggi: a subsidenza i terremoti sono più frequenti e distruttivi

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Tag: ambiente nuova zelanda terremoti zone sismiche

Categoria: Ambiente

 

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