Gli antidepressivi triciclici possono aumentare il rischio di malattie cardiache?

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Opinione scritta da: Redazione 13:23:06 17-12-2010

Gli antidepressivi triciclici possono aumentare il rischio di malattie cardiache? La risposta è sì: le persone che prendono antidepressivi triciclici sono più soggette rispetto alla media ad avere malattie cardiovascolari. La conferma è arrivata da una ricerca condotta dall’University College di Londra, che è stata pubblicata sulla rivista specializzata European Heart Journal. Del campione analizzato nel corso dello studio, ventidue pazienti su mille prendevano antipressivi triciclici: essi, a parità di altri fattori di rischio, presentavano il 35% di possibilità in più di malattia legate a disturbi cardiaci o della circolazione. Questo perché tali farmaci, tra i numerosi effetti collaterali, ne determinano diversi aventi a che fare con il rischio di patologie cardiovascolari, quali l’aumento di peso, diabete di tipo 2 o ipertensione arteriosa.
La ricerca, in sintesi, dimostra che i farmaci triciclici sono meno sicuri dei moderni inibitori della ricaptazione della serotonina. Lo studio è stato effettuato su quindicimila scozzesi, cui era stato somministrato uno dei due farmaci. Coloro ai quali era stato prescritto il farmaco meno moderno erano sottoposti a un rischio più elevato di patologia cardiovascolare. Si tratta della dimostrazione dell’associazione tra questi antidepressivi e tali malattie. Le patologie cardiovascolari, insomma, non sono spiegate esclusivamente dalla malattia mentale, ma nei farmaci è presente una qualche caratteristica molecolare che fa incrementare il rischio. Ciò, tuttavia, non significa che chi assume questi antidepressivi debba smettere di colpo, all’improvviso: semplicemente, deve recarsi dal proprio medico e con la sua consulenza decidere di passare ai farmaci di nuova generazione.
I farmaci triciclici, indicati spesso con l’acronimo di Tca, sono antidepressivi la cui azione si esercita inibendo in maniera non selettiva la ricaptazione delle monoamine.
Questo tipo di farmaci, così come i farmaci tetraciclici, tra gli effetti collaterali presentano alcune conseguenze che hanno a che fare con l’aziona cardiaca. In particolare, quando vengono somministrati in dosi abituali, essi potrebbero provocare episodi di tachicardia; potrebbero anche verificarsi casi di prolungamento degli intervalli Qt, con conseguente rischio di sincope causata da aritmie maligne. Potrebbero non essere rari, infine, episodi di depressione del tratto St all’elettrocardiogramma e appiattimento delle onde T. Ecco perché nei pazienti che presentano delle malattie cardiache, la somministrazione dei farmaci triciclici dovrebbe essere attuata, all’inizio, con dosi basse, per poi aumentare progressivamente la posologia se non ci fossero conseguenze degne di nota. Il tutto, comunque, tenendo sempre sotto stretto monitoraggio il comportamento del cuore. In presenza di livelli plasmatici oltre la media (il classico caso di sovradosaggio) tali farmaci potrebbero diventare aritmogeni. Infine, l’utilizzo di questi farmaci da parte di soggetti che presentano difetti di conduzione è sconsigliato.

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