Cosa sono le figure retoriche ?

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Opinione scritta da: Redazione 10:13:02 04-02-2011

Le figure retoriche sono artifici del discorso finalizzati alla realizzazione di un effetto particolare. Gli studiosi di retorica sin dall’antichità sono stati impegnati nell’individuazione e nella catalogazione delle figure. Attualmente, c’è unanimità nel distinguere le figure retoriche in figure di ritmo, basate sugli effetti fonici che si ottengono attraverso la ripetizione di parole, sillabe o semplici fonemi; figure di locuzione, che coinvolgono le parole più adatte per ottenere un certo effetto; figure di dizione, che comportano un cambiamento nella forma delle parole; figure di posizione, o costruzione, che fanno riferimento all’ordine delle parole all’interno di una frase; figure di pensiero, che riguardano l’immagine o l’idea espressa in una frase; figure di significato, o tropi, che hanno a che fare con il mutamento di significato di un termine. Gli studi di retorica tradizionali sono stati inglobati in molti rami della linguistica moderna, quali la metrica, la stilistica, la linguistica testuale, la sintassi e la semantica. In ogni caso, le figure retoriche possono fungere anche da strumenti di lavoro o da fondamenti per discipline come la psicanalisi, la critica letteraria, la logica e la linguistica. Un’ulteriore distinzione delle figure retoriche le distingue in quattro grandi campi: i metaplasmi, che riguardano cambiamenti di parole o di parti delle parole sotto il profilo del significato; i metalogismi che riguardano i cambiamenti del valore integro della frase; i metasememi che concernono il significato dei termini; e le metatassi, che hanno a che fare con i cambiamenti della struttura delle frasi. È opportuno ricordare, poi, che la retorica classica opera una distinzione tra le figure del discorso, le cosiddette figurae verbo rum, e le figure di pensiero, le cosiddette figurae sententiae. La differenziazione delle figure della retorica si basa sulla mutatio, cioè sulla variazione. Essa distingue tra detractio, che consiste nella rimozione di elementi linguistici che determinano un cambiamento della sequenza; adjectio, che consiste nell’aggiunta di elementi linguisti, che provocano una ridondanza dell’espressione; transmutatio, che consiste nel cambiare la posizione di alcuni elementi della frase, causano un cambiamento della sequenza; e immutatio, che, a sua volta, consiste nella sostituzione di elementi linguistici tramite il ricorso a diminutivi, accrescitivi e sinonimi. Le figure retoriche sono moltissime. Tra le più importanti, ci limitiamo a segnalare l’allitterazione, che consiste nella ripetizione di una sillaba o di una lettera in parole successive allo scopo di creare un effetto fonetico (per esempio, nel settimo libro della Gerusalemme Liberata, Il pietoso pastor pianse al suo pianto); l’aferesi, che consiste nella caduta di una sillaba o di una vocale all’inizio della parola (per esempio, nei Malavoglia di Verga, Padron ‘Ntoni), l’allegoria, che consiste nella sostituzione di un elemento con un altro, cui è accostato attraverso significati non comuni, non di rado a livello metafisico e filosofico (basti pensare agli animali che nella Divina Commedia Dante incontra all’inizio), l’adynaton, che consiste nell’evidenziare la facilità che accada un evento improbabile per sottolineare l’improbabilità di un altro evento, l’allusione, che consiste nella citazione a un riferimento, conosciuto oppure no, trasformata in realtà effettiva (per esempio, vittoria di Pirro), o l’ellissi, che consiste nell’eliminazione di uno o più elementi all’interno di una frase per fornirle coesione e concisione.

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