Cosa sono i derivati?

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Opinione scritta da: Redazione 16:00:20 30-01-2013

I derivati sono ormai entrati nel vocabolario comune di molte persone che pure non hanno molta dimestichezza con la finanza e l’economia in genere, soprattutto dopo lo scoppio dello scandalo relativo al Monte dei Paschi di Siena e alla operazione “Alexandria” che ha portato alle dimissioni di Giuseppe Mussari dal vertice dell’ABI, con conseguenze penali e politiche ancora da valutare. Va però precisato che erano già tristemente noti come i principali responsabili della terribile crisi economica che stiamo vivendo, additati come tali dagli analisti finanziari e dagli esperti di economia.

Ma cosa sono in concreto i derivati? Si tratta di uno strumento finanziario inventato da Richard S. Fuld Jr, ex Presidente di Lehmann Brothers, banca d’affari fallita nel 2008, emesso sotto forma di titoli il cui valore è legato a quello di mercato di un altro bene o di un’altra attività detta sottostante. Questa attività sottostante può a sua volta avere un carattere finanziario (come ad esempio i titoli azionari, gli indici di borsa, le obbligazioni ed altro) o essere legato a fonti di ricchezza reale come il petrolio o l’oro. Il derivato permette al contraente di procedere all’acquisto dell’attività sottostante alla scadenza indicata dal contratto, il quale lega anche chi vende a dar luogo all’operazione nel termine prefissato. Il meccanismo espone al rischio chi investe, in quanto va a legare la remunerazione del capitale impiegato nell’operazione all’andamento futuro dei mercati e proprio per questo motivo, il termine che ricorre in tal senso è quello di scommessa.

Va precisato infatti che stiamo parlando di prodotti finanziari altamente rischiosi, in quanto sono caratterizzati da margini di oscillazione estremamente elevati e sui quali è molto complicato elaborare previsioni attendibili riguardanti i rendimenti che possono assicurare. A ricorrere ad essi sono di solito investitori professionali ed abituati a rischi elevati, oppure banche che vogliono diversificare il portafogli di investimenti. Il loro scambio avviene su un ampio ventaglio di mercati, ma in particolare in quelli che sono noti come “over the counter”, piazze alternative alle borse ufficiali e note anche come mercati non regolamentati. Anche in Italia esiste uno di questi mercati alternativi, l’Italian Derivative Marketing.

I derivati possono essere del tipo standard, che sono noti anche come “plain vanilla”, oppure complessi, detti a loro volta “esotici”. I prodotti più noti attualmente sui mercati, sono gli swap e le opzioni. In un prossimo futuro, con ogni probabilità, diventeranno sempre più famigerati, per i perversi effetti che potrebbero avere per l’intera economia mondiale. Basti pensare che nessuno è attualmente in grado di stabilire la reale entità dei derivati che sono in circolazione e che Giulio Tremonti, nel corso di un G7 del 2009, azzardò un valore pari a 12,5 volte il Pil mondiale. Anche l’Ecofin ha cercato di fare una stima del loro valore, affermando che nelle casseforti delle banche europee sarebbero presenti non meno di 18 trilioni di euro. Per capire l’entità delle cifre in ballo, bisogna ricordare che un trilione corrisponde a mille miliardi di euro. Se solo si considera che i derivati sono ormai tristemente noti come titoli tossici, si può anche comprendere in maniera più netta il pericolo che essi rappresentano ancora oggi per una economia la quale è già alle prese coi danni fatti da un uso disinvolto degli strumenti finanziari che ha caratterizzato i mercati negli ultimi anni.

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Tag: crisi economica economia

Categoria: Politica e governo

 

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