Cosa si intende per ravvedimento operoso?

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Opinione scritta da: Redazione 16:45:44 04-02-2011

Il Ravvedimento operoso venne stabilito per la prima volta dall’art. 14 della L. in data 29 dicembre nel 1990, n. 408, e in un secondo momento venne modificato dall’art. 13 del D.Lgs. in data 18 dicembre del 1997, n. 472, ed ha il fine di ripristinare la legge violata nell’ ambito amministrativo tributario.
Grazie al ravvedimento il contribuente può, di sua spontanea volontà, regolare gli errori o gli illeciti fiscali con un versamento da effettuare entro il termine prescritto per il tributo
A differenza di quanto disciplina la L. 408/1990, che prevede l’applicazione del ravvedimento esclusivamente nell’ambito dell’IVA e delle imposte dirette in base al D. Lgs. n. 472/1997, il ravvedimento operoso è invece applicabile a ciascun tributo.
In base a ciò che dice l’art. 13, comma 1, D. Lgs. n. 472/1997, il contribuente non si può avvalere del ravvedimento operoso nelle seguenti circostanze:
quando la violazione è stata approvata dall’Amministrazione finanziaria;
quando sono partite ispezioni e verifiche;
quando sono partite delle attività amministrative per l’ accertamento delle quali l’autore ha già avuto conoscenza in modo formale.
Per quanto riguarda il punto primo è già stato precisato, nella C.M. 10/17/1998, n. 180/E, che va ritenuto valido il ravvedimento nel caso in cui, nonostante la violazione sia stata accertata, questa tuttavia non è ancora stata portata a conoscenza del trasgressore tramite una notifica formale.
Cambia dunque anche il metodo relativo al calcolo per la sanzione per l’omissione della dichiarazione IVA. Questa viene infatti ridotta a un dodicesimo del minimo (30%) nel caso in cui la dichiarazione viene presentata con un tempo di ritardo non maggiore di novanta giorni ossia a un dodicesimo del tempo minimo per quella prevista per la presentazione omessa dalla dichiarazione periodica IVA, nel caso in cui questa viene presentata con un ritardo di margine non superiore a trenta giorni.
In pratica, e tenendo buona come ipotesi quella relativa alla violazione del versamento di imposta omesso, l’effettuazione di tale versamento dopo la data di scadenza costerà in sanzione, nel caso in cui la sanatoria arrivi ad intervenire nei trenta giorni successivi alla scadenza, un importo pari al 2.5% dell’imposta stessa al posto del preesistente 3,75% . Va ancora detto che, nel caso di una sanatoria entro il termine massimo di presentazione della dichiarazione successiva, la sanzione corrisponderà al 3%. Un altro esempio può essere quello del ravvedimento da effettuare per integrare una dichiarazione errata. In tal caso l’imposta sarà maggiorata di un aggiuntivo 10% come sanzione in luogo del 20% preesistente.

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