Cosa fare se il bambino è vittima di violenza Quando un bambino subisce violenza…

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Opinione scritta da: Redazione 19:23:37 07-01-2011

Non ho un’esperienza diretta (per fortuna) in merito ad abusi su bambini ma per motivi di lavoro sono stata vicina ad una famiglia che ha avuto questo problema per cui ho avuto modo di vivere molto da vicino la sofferenza legata all’accaduto.
Innanzitutto un bambino che racconta di aver subito una violenza non va ne’ aggredito ne’ vanno dimostrate le emozioni che una notizia del genere può alimentare in un genitore, soprattutto. E questo perché il bambino che racconta di aver subito una violenza si trova in una situazione di forte disagio e di dolore e una reazione violenta, anche se non contro il bambino ma contro la situazione in quanto tale, potrebbe peggiorare la situazione e bloccare ulteriormente il bambino stesso. Il racconto che viene reso da un bambino vittima di violenza può essere – anzi nella maggior parte dei casi lo è – un po’ confuso. Manca la piena e matura consapevolezza di quanto accaduto e la manifestazione di disagio e la sofferenza che l’abuso stesso ha provocato in lui non favoriscono certo una situazione di lucidità. Anche un adulto farebbe fatica a restare lucido e a mantenere il massimo equilibrio psicologico nel raccontare una violenza, figuriamoci cosa può accadere in un bambino.
Il bambino va ascoltato. E l’ascolto deve essere paziente e non tendente a mettere fretta o ad accelerare il racconto cercando particolari che, magari in quel momento, nella memoria del piccolo mancano o non sono poi così chiari come si vorrebbe.
Non si deve trasmettere al bambino il proprio scetticismo: se il bambino percepisce di non essere creduto o se avverte che le sue rivelazioni sono considerate come qualche cosa di ridicolo o di impossibile (peggio ancora se inventato) allora si otterrebbe solamente un blocco psicologico che farebbe solamente male sia a lui che alla verità.
Sarebbe bene non interrompere troppo spesso il bambino durante il racconto anche se è comprensibile la voglia che un adulto, in questi casi, può avere di sapere tutto e subito. Allo stesso modo è bene evitare di fare forzature, di chiedere dettagli in modo forzato o di fare pressioni quando i ricordi fossero meno nitidi o più confusi.
Spesso sono persone di famiglia o, comunque, persone vicine all’ambiente familiare: è fondamentale tenere sotto controllo il proprio istinto – più che comprensibile – di manifestare incredulità così come il tentativo di convincere il bambino che ciò che racconta non sia vero.
Un bambino che decide di raccontare un evento violento di cui è stato vittima – di qualunque violenza si tratti – fa una forzatura verso se stesso visto che sarebbe portato (e per molti bambini è così) a mantenere il segreto perché prova vergogna per l’accaduto o perché teme di non essere creduto.
Una volta raccolto il racconto del bambino è bene rivolgersi a personale specializzato. In molte città ci sono dei centri d’ascolto che sanno indirizzare al meglio per affrontare sia l’aspetto psicologico di una violenza che quello legato alle conseguenze di una denuncia. In ogni caso è indispensabile denunciare l’accaduto, sempre e comunque.

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