Cos’è l’apprendistato?

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Opinione scritta da: Redazione 15:19:20 23-03-2011

Quando si parla di apprendistato si fa riferimento a un rapporto di lavoro che ha assunto un peso sempre più importante nel mercato del lavoro odierno, e si è esteso più o meno in tutti i settori economici. Basti pensare che alla fine del 2006 i contratti di apprendistato attivi in Italia erano quasi 600mila. L’apprendistato si basa su un accordo tra il datore di lavoro e il dipendente. In base a tale patto l’’apprendista lavora a condizioni contrattuali peggiori rispetto a un dipendente normale, ad esempio dal punto di vista degli ammortizzatori sociali, della retribuzione e della durata. In cambio, però, ottiene una formazione di tipo specializzato, che gli permette di assicurarsi una crescita professionale notevole. Oggi, il contratto di apprendistato in Italia rappresenta l’unico tipo di contratto con funzione normativa. La sua validità è disciplinata dal decreto legislativo numero 276 del 2003, il quale distingue tre forme di apprendistato. È possibile, infatti, individuare l’apprendistato per l’acquisizione di un diploma o per percorsi di alta formazione, l’apprendistato necessario all’espletamento del diritto di formazione e l’apprendistato professionalizzante, che è il più comune, il quale consente il conseguimento di una qualificazione mediante una formazione sul lavoro e un apprendimento tecnico e professionale consistente. A seconda della tipologia, viene applicato un contratto collettivo differente, che per altro varia da regione a regione. Nell’ambito dell’apprendistato, si instaura un rapporto di lavoro che garantisce un accordo di tipo misto. Da una parte il datore di lavoro ha l’obbligo di fornire una formazione professionale reale, sia attraverso un affiancamento pratico per l’apprendimento di abilità e conoscenze, sia attraverso l’insegnamento di competenze teoriche. Egli, inoltre, ovviamente, deve anche retribuire per il lavoro svolto l’apprendista. Quest’ultimo, a sua volta, deve stipulare un contratto di lavoro in forma scritta. Tale accordo deve contenere in allegato il Piano Formativo Individuale. È bene ricordare, comunque, che il numero dei lavoratori dipendenti qualificati deve essere superiore al numero degli apprendisti che si assumono. Per quanto riguarda l’apprendistato, la durata del rapporto di lavoro non può essere superiore ai sei anni e inferiore ai due, e viene comunque determinata dai contratti collettivi. L’apprendistato può essere applicato per i giovani di età compresa tra i quindici e i ventinove anni. Dai sedici ai diciotto anni, eccezion fatta per il Veneto, si hanno percorsi di apprendistato secondo il diritto di formazione; dai diciotto ai ventinove anni, invece, gli altri due tipi di apprendistato che abbiamo citato in precedenza. È stata la Legge Biagi, vale a dire il decreto legislativo numero 276 del 2003, a istituire il contratto di apprendistato professionalizzante, che consente di conseguire una qualificazione mediante la formazione sul lavoro. Possono adottare questo tipo di apprendistato tutti colori che non abbiano compiuto i trent’anni di età. Concludiamo segnalando che il contratto deve contenere l’indicazione della prestazione fornita e delle qualifiche che saranno acquisite al termine del rapporto di lavoro, siano esse derivanti dal lavoro svolto in azienda siano esse ottenute in un ambito al di fuori dell’azienda stessa.

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Giudizio positivo Vantaggi: l'apprendistato può essere utile nel imparare un mestiere , non può durare più di 6 mesi

Giudizio negativo Svantaggi: alcuni datori di lavoro se ne approfittano di questo

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Tag: apprendistato contratto Lavoro

Categoria: Lavoro

 

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