Cos’è il Cocomero asinino?

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Opinione scritta da: Redazione 16:02:41 18-03-2011

Il Cocomero asinino lo potremmo definire un lontano parente del comune cocomero anche se nell’aspetto non gli somiglia per niente e, come vedremo in seguito, rispetto a quello si comporta in maniera alquanto curiosa. Però fa parte anch’esso della grande famiglia delle Cucurbitacee, alla quale appunto appartengono i cocomeri, le zucche e i cetrioli.
Il nome botanico del cocomero asinino in realtà è “Ecballium elaterium” e deriva dal greco ed in particolare il primo termine vuol dire “lanciare al di fuori”, mentre il secondo “allontanare”. Ed in effetti la particolarità di questa pianta è data dal fatto che all’interno dei suoi frutti si viene a determinare una certa pressione di tipo idraulico che tende a lanciare i semi fuori dalla polpa e a qualche metro di distanza, accompagnandoli con un cattivo odore.
Il frutto tra l’altro non è commestibile. Difatti la polpa contiene un succo molto amaro e tossico, tant’è che la pianta si è guadagnata anche il sopranome di “sputaveleno”. Una volta maturi, questi si staccano dal peduncolo e rilasciano i semi e la polpa sul suolo dando vita così alla propagazione della specie.
I frutti possono essere raccolti quando sono ancora acerbi, pertanto prima della primavera. Inoltre possono essere anche conservati mettendoli a riposare in modo che possano rilasciare il liquido tossico.
E’ una pianta endemica, perenne ed erbacea che cresce nelle zone del Mediterraneo, soprattutto sui terreni sabbiosi, e la si intravede facilmente nelle zone sub montane, lungo i sentieri naturalistici o lungo le scarpate vicino al mare.
I suoi fusti carnosi, possono raggiungere i 60 centimetri e crescono poggiati sul suolo. Somiglia nell’aspetto alla pianta del cetriolo, solo che qui i frutti sono dei baccelli grossi e ricoperti di setole rigide. Si caratterizza inoltre per avere foglie spesse e picciolate, quasi triangolari e col margine dentato ed ondulato.
Tra la primavera e l’estate la pianta si riempie di fiori di colore giallo. Questi si distinguono tra maschili e femminili, e mentre i primi crescono riuniti, gli altri invece si presentano solitari.
La sostanza amara e tossica presente nella polpa del frutto va sotto il nome di “elaterina”. Questa combinata agli acidi grassi contenuti anch’essi nella polpa è in grado di provocare un’infiammazione delle mucose della bocca ma anche agli occhi, nonché problemi di tipo gastrointestinale. Sarà per questo che gli antichi Egizi, Greci e Romani erano soliti utilizzarla come purgante. Adesso, a causa della sua tossicità, si evita di utilizzare la pianta per usi interni ma si preferisce farne soltanto un utilizzo esterno, anche se in realtà di queste funzioni terapeutiche non si sa ancora molto.
Si dice infatti che si sia mostrata utile nella cura di alcune malattie della pelle, come pure della scabbia. La radice cotta nell’aceto pare abbia funzionato nella cura della gotta, mentre il succo per curare il mal di denti.
Vi è anche un aneddoto legato a questa pianta. Si narra infatti che nel XIX secolo un tale per un intera giornata abbia sofferto di una forte emicrania e di diarrea solo perché si era messo in testa, sotto il proprio cappello, un rametto di questa pianta.

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Giudizio positivo Vantaggi: si chiama anche Ecballium elaterium , cresce sui terreni sabbiosi

Giudizio negativo Svantaggi: non sopporta le temperature rigide

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Tag: cocomero asinino Ecballium elaterium pianta

Categoria: Casa e giardino Varie

 

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