Chi ha conquistato il K2?

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Opinione scritta da: Redazione 11:58:48 29-07-2014

La montagna ha da sempre affascinato e incuriosito l’uomo, smanioso di conquistare vette sempre più alte per arrivare quanto più possibile vicino al cielo. Da sempre, infatti, l’uomo ha cercato di raggiungere le cime e di conquistare le montagne: sono tantissimi gli scalatori che si sono cimentati nella scalata delle cime più difficili, quelle più alte e non sono pochi anche coloro che, purtroppo, non ce l’hanno fatta. La montagna è una grande amica dell’uomo ma chiede di essere rispettata e, soprattutto, mette l’uomo davanti alle sue paure e ai suoi limiti: non è la montagna che sfida l’uomo, è sempre il contrario.

Affrontare una scalata significa fare un grande allenamento psico-fisico, che comincia diversi mesi prima, soprattutto quando si decide di affrontare i giganti della Terra, ossia le vette che superano gli 8 mila metri e che pongono all’uomo dei limiti fisici praticamente impossibili, che sono con estenuanti allenamenti che abituano il corpo a certe temperature e condizioni è possibile affrontare con successo e, non sempre, questo è sufficiente. A quelle altitudini il freddo è disumano, l’ossigeno è rarefatto e il clima estremamente mutevole: in un attimo si può sviluppare una tormenta di neve e serve anche molta fortuna per non rimanere stretti nella sua morsa.

Una delle montagne che sono entrate nella storia dell‘alpinismo italiano è, senza dubbio, il K2. Con oltre 8.600 metri di altezza è la seconda montagna più alta del mondo, alle spalle solo dell’Everest. Ma chi ha conquistato il K2 per la prima volta? Furono gli italiani Achille Compagnoni e Lino Lacedelli, protagonisti della spedizione guidata da Ardito Desio. Un manipolo di uomini che, partiti dall’Europa, sono arrivati laddove nessuno aveva ancora messo piede. Era il 31 Luglio 1954, una data storica per l’alpinismo italiano, che aveva scritto in maniera permanente il suo nome tra quello dei più grandi.

Fu una spedizione complessa, segnata dalla morte di diversi componenti prima del raggiungimento della vetta e al centro di una controversa versione dei fatti: il CAI smentisce categoricamente la versione di Ardito Desio, che ha sempre raccontato che i suoi uomini hanno scalato la montagna del K2 senza l’ausilio delle bombole per gli ultimi 2 mila metri.

La Montagna della Tavola, invece, non può essere definita una vetta, è piuttosto un altopiano turistico che si trova nell’Africa del Sud. Supera di poco i mille metri e la sua cima è completamente piatta a causa dei millenni di attività erosiva portati dal vento e dagli agenti atmosferici, che hanno di fatto limato questa cima. La presenza di turisti sulla sua cima è garantita da una cabinovia inaugurata nel lontano 1962 e ancora attiva ma, chi vuole comunque mettersi alla prova, può percorrere uno dei sentieri di trekking oppure tentare la scalata che, in questo caso, è adatta anche ai principianti.

Parlando dell’Italia, invece, di particolare interesse c’è la Montagna Spaccata di Gaeta, un rilievo a strapiombo sul mare, dove gli agenti atmosferici hanno creato un’insenatura naturale che sembra quasi spaccare il Monte Orlando. E’ una montagna cui sono stati legati numerosi miti religiosi, leggende che si sono tramandate fino a oggi e che fanno risalire la fenditura nel monte a un evento cristiano. Si dice, infatti, che la montagna si sarebbe spaccata alla morte di Gesù Cristo. A parte questa leggenda, però, i testi storici raccontano che presso una delle fenditure più piccole abbia riposato per un periodo San Filippo Neri.

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