Chi erano gli scribi egiziani?

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Opinione scritta da: Redazione 12:51:56 01-03-2011

Nell’antico Egitto vi era una professione molto ambita che offriva un’opportunità diversa da quella che poteva essere il lavoro dei campi. Questa era la professione dello scriba, ovvero di colui che si occupava di scrivere o di tenere la contabilità.
Gli scribi erano persone colte nonché dotti conoscitori di ogni tipo di dottrina, ed esperti anche nella traduzione dei testi sacri, facevano parte di una casta potente che tra l’altro si occupava anche dell’’amministrazione della città. E per questo erano ben retribuiti. Già nel VI secolo a.C. Geremia parlò di questa professione come concorrenziale a quella dei sacerdoti. Essi sapevano utilizzare i geroglifici, il tipo di scrittura realizzata con segni pittorici e che metteva insieme elementi ideografici, alfabetici e sillabici.
Per divenire uno scriba occorreva molto tempo e solo quelli che imparavano l’arte del geroglifico monumentale riuscivano ad arrivare a corte. Quest’ultima era un tipo di scrittura molto complicata perché più ricca di segni e per la sua varietà di combinazioni e che serviva loro per la copiatura dei testi, e persino per la compilazione di miscellanee da opere letterarie.
Essi dovevano sostenere un tirocinio di quattro anni durante i quali venivano istruiti con l’osservanza di regole rigide. Lo scriba poteva anche specializzarsi e divenire sacerdote o dedicarsi alla medicina. Ma spesso capitava che si dedicasse alla matematica che gli consentiva di diventare amministratore di un gran signore o nientemeno del Faraone. Si narra infatti che questa figura nacque proprio dalla necessità che vi era allora di scrivere gli inventari delle derrate alimentari che entravano ed uscivano dalla casa del Faraone.
Per questo motivo lo scriba doveva essere capace di adoperare pure la scrittura ieratica, che era quella utilizzata per la stesura di documenti amministrativi e contabili e che rispetto ai geroglifici si prestava meglio ad essere tracciata sul papiro col pennello oppure sulla pietra, e si leggeva sempre da destra a sinistra.
Dalla pianta del papiro, che erano soliti tagliarla in steli che venivano accostati e sovrapposti tra loro, ricavavano dei fogli resistenti che incollavano l’uno accanto all’altro dando vita a dei rotoli che tornavano utili quando si trattava di scrivere dei testi lunghi. Sul papiro scrivevano con un pennello ma tra gli altri strumenti in loro possesso vi era un mortaio col pestello, un contenitore con acqua dove ripulivano il pennello nonché un calamaio con del colore rosso ocra e un righello graduato, il cosiddetto cubito.
Gli scribi venivano scelti nelle famiglie nobili soprattutto nel Regno Antico, mentre successivamente questa professione fu estesa a tutti. L’arte della scrittura, una volta appresa, veniva mantenuta segreta dallo scriba che la trasmetteva di generazione in generazione.
Anche gli scribi avevano il proprio protettore, il cosiddetto Thot ovvero la divinità della scrittura, della matematica e della geometria. Le sue origini sono sconosciute, ma si suppone che sia stato un dio funerario, e lo si rappresentava sotto forma di Ibis (uccello) o come babbuino. Egli fu molto venerato soprattutto a Hermopolis Magna dove era rappresentato come un toro o un cinocefalo, cioè con il corpo di uomo e la testa di canide.

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Giudizio positivo Vantaggi: venivano scelti nelle famiglie nobili , anche gli scribi avevano il propio protettore

Giudizio negativo Svantaggi: nessun svantaggio

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Tag: antico egitto scribi egiziani storia

Categoria: Arte e cultura

 

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