Chi era Hannah Arendt ?

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Opinione scritta da: Redazione 17:50:32 14-10-2014

Hannah Arendt è stata una delle più grandi filosofe del ventesimo secolo. Nata ad Hannover nel 1906 e deceduta a New York nel 1975, visse in prima persona la persecuzione degli ebrei da parte dei nazisti nella Germania degli anni trenta e quaranta, esperienza che influenzerà profondamente la sua letteratura ed il suo pensiero.

Di origini ebraiche, la giovane Arendt fu incarcerata per un breve periodo nel 1933, carcerazione che la convinse ad emigrare negli Stati Uniti, che divennero la sua nuova patria nel 1951.

Teorica politica e studiosa della sociologia e del comportamento delle masse, in America la filosofa si dedicò alla scrittura e all’insegnamento, frequentando alcuni dei circoli di intellettuali più rilevanti dell’epoca. In ambito politico difese il pluralismo ed il rispetto delle opinioni altrui, che, secondo la Arendt, garantiscono la democrazia ed il progresso del pensiero, della società e dell’economia.

L’integrazione è quindi un processo necessario, in quanto “l’altro” arricchisce la società e la comunità. Secondo la filosofa, la forma di democrazia migliore era quella diretta, in cui ogni cittadino, tramite dei consigli, sarebbe riuscito ad esprimere le proprie opinioni e ad esporre le proprie proposte.

Al contrario, la democrazia rappresentativa era vista in maniera molto negativa, in quando disperdeva la potenza delle idee del singolo in un sistema troppo stagnante e burocratico. All’appellativo di “filosofa” preferì sempre quello di teorica. Celebri sono i suoi studi e le sue analisi su Socrate, Platone, Kant e soprattutto di Heidegger, suo maestro ed amante.

Da Heidegger la Arendt venne filosoficamente influenzata soprattutto nell’ambito dell’esistenzialismo, la corrente a cui aderirà. La sua più grande opera è “La banalità del male”, un trattato nato dalla sua esperienza al processo al gerarca nazista Eichman, processo al quale la filosofa assistette in quanto inviata per il New Yorker.

Secondo la Arendt il male non è insito nell’uomo e non richiede particolari predisposizioni, ma può nascere in chiunque di noi e può radicarsi nella storia in qualsiasi momento. Tutti quindi, sono in grado di fare del male e di rendersi artefici (quasi inconsapevolmente) di azioni deplorevoli.

Il male nasce dall’assenza di radici, di consapevolezza e di memoria storica, e si radica nell’animo umano impossessandosi degli uomini che lo praticano in maniera quasi inconsapevole. Secondo la Arendt solo la consapevolezza delle proprie scelte e una partecipazione attiva alla vita sociale può prevenire il male.

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