Come aumentare la capacità di attenzione di un bambino?

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Opinione scritta da: Redazione 19:10:54 03-01-2011

Chi ha avuto esperienza di insegnamento non può non aver captato che dopo un po’ coloro che ascoltano cominciano a muoversi sulla sedia o sul banco, guardano altrove, per esempio fuori della finestra, l’orologio, gli altri compagni…
Si tratta di una reazione del tutto normale, perché la nostra mente segue un discorso e ne capta il significato, facendolo proprio, per un certo periodo di tempo, poi l’attenzione subisce un calo e passano alcuni minuti, prima che il cervello torni a essere recettivo e ricominci a seguire.
Naturalmente vi sono fattori (come l’interesse per l’argomento, il modo di porgerlo, la predisposizione culturale a recepire…) che possono influenzare tale meccanismo, il calo dell’attenzione è fisiologico e studi in proposito hanno calcolato anche i tempi dopo i quali si ha tale reazione.

Se spostiamo l’attenzione ai bambini, è facilmente intuibile che il problema si presenta anche con loro che per natura ancor più sono portati ad agire senza pensare a ciò che fanno e accettano con difficoltà di stare seduti a lungo, senza manifestare segni di insofferenza.
La scienza che ha approfondito la presenza di questo deficit di attenzione non è ancora arrivata a individuare le cause in modo chiaro e definitivo e si è soffermata a considerare i fattori genetici, fisici e ambientali, scoprendo che tale deficit finisce col manifestarsi in ambito familiare, scolastico e sociale.
I bambini che ne soffrono pretendono in continuazione di avere attenzione da parte di coloro che hanno intorno, sono poco organizzati, perdono le loro cose e sono sempre in movimento, mangiano e dormono poco, hanno difficoltà a relazionarsi con gli altri, fratelli, sorelle, coetanei.
Il deficit di attenzione di questi bambini è legato a difficoltà nell’apprendere, conseguenza a sua volta di deficit della memoria e in tale contesto si manifestano anche difficoltà di linguaggio, di lettura, di ortografia, con problemi nell’organizzazione delle informazioni ricevute, sia visive che auditive.
In una situazione del genere i bambini partono svantaggiati con un circolo vizioso che impedisce loro di progredire, da cui derivano frustrazione e incapacità di padroneggiare l’ambiente, per rimanere spesso succubi di altri coetanei che li trascinano in situazioni a rischio.

Ecco allora l’estrema importanza di intervenire sulla capacità di attenzione.
Riuscire a farlo significa rompere la spirale che porta un bambino a perdere l’autostima, aiutarlo a migliorare e portarlo pian piano a progredire.
Naturalmente ciò non è facile, non esiste una ricetta preconfezionata che porti un educatore a superare i problemi, quasi si potesse usare la bacchetta magica. Perciò, in caso di piccoli, è davvero auspicabile che colui che è preposto a porgere loro qualcosa si dia da fare per suscitarne l’interesse in modo da tenere viva l’attenzione che li può aiutare a seguire e quindi a superare le difficoltà in modo progressivo. L’incoraggiamento da parte di chi porge lo scibile non è solo “auspicabile”, ma è doveroso, perché solo con la consapevolezza di potercela fare i bambini saranno invogliati a mettercela tutta, per stare attenti.
I progressi saranno lenti, sicuramente, ma è certo che verranno, se chi è preposto non “abbandona”.

Svantaggi: La mancanza di attenzione è un vero handicap.

Vantaggi: Ovviare a significa riappropriarsi delle proprie potenzialità.

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